Archivio per maggio 2013

24
Mag
13

Sveglio, di nuovo

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23
Mag
13

Tutto il tempo che vuoi

time

Una delle affermazioni più comuni che mi mandano in bestia è: “vorrei, ma proprio non ho tempo”. Che diamine: il tempo manco esiste, tu esisti! Sei tu che decidi cosa fare ora, cosa fare dopo, cosa fare ancora dopo, e per quanto andare avanti a fare questa o quella cosa. Il tempo è come il danaro: concetti che abbiamo inventato per facilitarci la gestione dell’esistenza. E invece, chissà perché, la maggior parte delle persone finisce intrappolata a inseguire questi concetti, creati per servire, che finiscono per dominare.

Che poi, scrivo “chissà perché” solo per galanteria: succede per codardia. Perché è più facile faticare servendo che faticare decidendo.

Se decidi, oltre che la fatica, ti tocca anche la responsabilità.

Non tutti hanno la stoffa per essere il proprio Dio.

21
Mag
13

Genetica della Memoria

..dove eravamo rimasti?

Ecco, qui si va davvero sul filosofico, il che comunque mi attizza assai: che cos’è l’uomo se non un risultato della natura? La nostra autocoscienza, non è un semplice comportamento emergente del trufolare e ingarbugliarsi di atomi e poi cellule e poi organi? Ora, l’autocoscienza ce la abbiamo, evviva. Possiamo dirci, mica l’ho chiesto io! e mollare le redini, oppure possiamo dirci: chissenefrega se sono qui perché mi ha creato a sua immagine eccetera un barbuto pelandrone che fa il misterioso o se son qui perché il caos e l’autorganizzazione meccanica o se son qui perché prima ero altrove e mi son detto dai, facciamoci stò giro: SON QUI, e di qui parto.
Prendendomi TUTTE le responsabilità del mio esser qui, incluse le mie reazioni istintuali che provengono dalla mia memoria genetica – MIA, nel momento in cui la attuo, NON della razza umana – NON di chi l’ha creata – della natura – del caos.
MIA.

Ed è qui che, come disse l’uomo senza troppa memoria, occorre esclamare: “a che punto eravamo rimasti?”

16
Mag
13

dalla SEMANTICA alla PRAGMATICA (passando per Dio)

.

La parola Dio, con tutti i sottocodici che la hanno accompagnata, non è PER NULLA un gioco di parole di tipo teorico e filosofico *e basta*. E’ prima un gioco di parole teorico e filosofico ed è POI una ricaduta pragmatica che ha comportato effetti diciamo abbastanza visibili nel corso dei secoli. Cosette tipo genocidi, crociate, vite dedicate ad esso, vite salvate in suo nome, vite stroncate in suo nome, sistemi politici nati cresciuti o cancellati per esso.
Ma stiamo anche nel piccino, che magari ci tocca di più: un gioco di parole chiamato Dio finisce col decidere se un gay viva bene questa sua pulsione o la viva male, magari per tutta la vita. Decide se la fanciulla che corteggi te la dà oppure no (in molti valuteranno questo aspetto più importante di crociate e genocidi, immagino). Decide se antenne di Radio Maria faranno o meno ammalare i tuoi figli e se un tribunale le farà togliere o invece no. Decide se l’IMU lo paghi tu e anche loro oppure solo tu. Decide a volte se un tal libro possa o meno aver diritto ad essere usato in una università oppure no. Decide un sacco di cose.

Certi “giochi di parole” fanno ben altro che far passare il tempo in un forum o soddisfare l’ego di Stefano Re.

14
Mag
13

Decidere il mondo

1984 Four Fingers

La matematica necessita di un essere umano per venir utilizzata. Nel suo utilizzo avviene una scelta, una descrizione. Dopo ogni elezione, tutti enunciano statistiche. Per ciascuno significano qualcosa di diverso. Per ciascuno c’è un numero che dice qualcosa. Ma i numeri, non dicono proprio niente: siamo noi a dire cose, leggendoli e ripetendoli.
Per chi crede nel riscaldamento globale, il mare sta svaporando a velocità tremenda e la colpa è dell’uomo. Per chi non ci crede, sta svaporando costantemente da circa settemila anni e l’uomo non c’entra un fico secco. Stessa cosa coi ghiacciai: la Peninsula dell’Antartide si sta sciogliendo, i grandi ghiacciai millenari nei continenti stanno recedendo: è una prova per alcuni. Per altri, l’intero Antartide tranne la Peninsula, che ne è solo il 10% e assieme ai grandi ghiacciai nei continenti arriva al 20% circa del ghiaccio totale sul pianeta, si sta raffreddando da diversi decenni e aumenta la sua massa, ed è la prova del contrario. Per altri ancora, questi due fenomeni sono connessi, ma ancora c’è chi sostiene che significhino che siamo avviati ad un’era glaciale, chi sostiene che sia un effetto collaterale di bilanciamento dell’effetto serra e chi sostiene che siano cicli propri del pianeta e che non c’è un bel niente in arrivo.
Il parente di un carabiniere ucciso conta i morti di Nassiriya, anche un terrorista di alquaeda li conta. È lo stesso conto, sono conti diversi.
Per questo dico che non c’è nessuna verità nella scienza. La scienza non descrive il mondo, lo constata.

Ma si può andare oltre: O’Brian lo spiega in modo assai lucido: le dita alzate di una mano possono essere quattro, ma anche tre, o cinque, a seconda di cosa vogliamo vedere. A seconda di che cosa l’identità che scegliamo ci permette di vedere. La scienza ha il presupposto di poter descrivere il mondo quale è *davvero*, aldilà dei nostri schemi interpretativi, ma di fatto anch’essa FA PARTE dei nostri schemi interpretativi e altrimenti non potrebbe essere, perché siamo NOI a farne uso. Se poi ci sia davvero, una realtà *vera* e univoca, da qualche parte, non ha un bel niente a che fare con noi, perché ciascuno di noi, individualmente o collettivamente, può sempre e soltanto vivere e conoscere la realtà che disegna con gli strumenti che ha a disposizione, declinati alle proprie esigenza identitarie.
Il mondo, è quel che decidi.

10
Mag
13

Evolvere o morire

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Io ritengo, per esperienza e inclinazione, che i sistemi chiusi nelle loro regole e incapaci di modificarle tendano a morire. E’ ovvio che i sistemi privi di regole di fatto nemmeno sono sistemi, e che per vivere e funzionare in modo associato occorra avere delle regole. Credo che lo sforzo di una società sana dovrebbe essere quello di aggiornarsi continuamente nei propri modelli e meccanismi, mentre spesso avviene esattamente l’opposto: chi impara a giocare e vincere secondo le regole, si arrocca su di esse e lotta strenuamente per impedire ogni mutamento.

09
Mag
13

Domande scomode

Immagine

La perversione consiste nel cercare di annegare il dolore, che è alla base di ogni processo evolutivo, con una marea di analgesici. Gli oggetti sono analgesici. Il possesso stesso è un analgesico. Il consumatore preferisce arrivare allo scambio di guida tra se stesso e l’oggetto che affrontare l’inconsistenza del suo bisogno, perché accorgersi che non ti serve né una macchina né un televisore né una carriera implica scoprire che non hai davvero bisogno di andare da nessuna parte, non hai davvero bisogno di vedere e sentire sconosciuti che pensano al posto tuo sui casi del mondo, non hai davvero bisogno di un riconoscimento sociale per esistere.

Ti toccherebbe domandarti dove cazzo vuoi davvero andare. Che cosa vuoi davvero vedere o ascoltare. Che cosa davvero ti attua.

E questo, fa male.




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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