Posts Tagged ‘vita

06
Ott
09

Vino inatteso

Spezie segrete nel cuore di un’ostrica, vino rosso a macchiare le labbra, i segreti di Marte che si svelano sulle braci di Venere – la superficialità che si illumina attorno a un tavolo, tra aspiranti vampiri e semplici anime disperate, la bellezza fiorisce incontrastata.
Quel che non ti aspetti, dove non lo aspetti, arriva a catturare i tuoi occhi, li porta con sé, se li porta via, li tiene stretti a sé, via via li porta via – e riscopri il ritmo della vita, il ciclo che chiama alla gioia, che tu sia pronto o meno, un tribunale severo attende nell’ombra destra del cervello.
Assolvimi, condannami, non ha importanza: nessuna cella mi può contenere.
I primi e gli ultimi giorni in cui nasce un cuore a vita, il respiro che si abbassa e risale come un’onda e dice si, si, sei vivo e lo sai, e risuona nel battito che non era il tuo, nel ritmo della vita che si scioglie, dolcissimo, sulle sue labbra.

Stefano Re © ottobre 2009

15
Set
09

L’oro nel deserto

Il sole era alto nel cielo e il vento del deserto era caldo, la tesa del cappello a gettare l’ombra sul volto ispido di barba. Avanzava sulle pietre il cavallo portandolo verso il nulla, ma a lui non importava. C’era nelle sue orecchie la canzone che aveva sentito solo tre giorni prima, fuori da un saloon. Il ragazzo era giovane e la sua chitarra cullava la sera che scendeva sul villaggio di frontiera. Con voce calda aveva cantato di lei e dei suoi capelli d’oro, degli occhi verdi come l’acqua di un fiume e del vento del sud che non smette mai di farsi sentire. Con voce calda aveva cantato dell’oro e della sabbia, delle praterie e dei bisonti. Con voce calda aveva cantato dei proiettili in una Colt, del tuono del fucile e dei riflessi dorati della stella dello sceriffo.

E lui che aveva sentito tuonare il fucile e sparato dalla sua Colt un proiettile attraverso una stella di latta, lui che aveva cacciato bisonti all’ovest e seguito tracce di indiani nelle praterie, lui che aveva cercato oro sulle montagne, lui che aveva sentito in faccia il vento del sud e carezzato capelli d’oro e baciato occhi verdi come l’acqua dei fiumi, lui che era arrivato all’ultimo villaggio al confine del deserto così stanco, lui che voleva solo fermarsi – lui era rimasto fermo, le mani sul cinturone, ad ascoltare le sue gesta cantate da un ragazzo, con voce calda, fuori da un saloon, mentre la luna attraversava un cielo pieno di stelle.

Il sole era alto e il vento del deserto era caldo, la tesa del cappello non bastava a coprire le rughe sul volto ispido di barba, ma il cavallo avanzava sulle pietre e lui mormorava la sua canzone: l’orizzonte non era mai stato così vicino.
C’era posto per qualche altra strofa.

Stefano Re © Settembre 2009

09
Set
09

a nuova vita

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Insonne, cerco una risposta che non esiste nei pixel dello schermo mentre accumulo le spoglie della mia vita nel posacenere. Dove sono il cavallo e il cavaliere? Perduti nella tempesta del deserto che impazza nel mio cuore sfigurato, senza un Re e senza una terra da render fertile, lontano da casa.

Il soldato non tornerà alla sua famiglia, la freccia non verrà ritrovata nella foresta, il cerchio non si chiuderà perché si è ingannato lungo la strada. Al cospetto delle mie vestali ho celebrato le esequie, i fiori sono appassiti nei loro cesti dorati, le parole scolpite sulla lapide resistono al tempo indifferenti – ma il dolore rimane vivo, sotto la cenere dell’ara votiva, covando segreti di speranza.

Ho osservato la mia forza diventare la mia debolezza, la mia debolezza risorgere a nuova forza. Nessuno può togliermi questa corona.

Quando la speranza del fare si arrende e quella del desiderare rovina su se stessa, rimane solo il nudo fantasma dell’ossessione, che sbrana se stessa in eterno. C’è un tempo limite in cui puoi sopportare la rovina, un tempo entro il quale devi soccombere o sarai costretto, tuo malgrado, a risorgere. Accettare l’inaccettabile, farlo tuo e divorarlo, perché non sia lui a divorare te.

È così che il dolore getta il seme della felicità: confondendo la vergogna con la passione, la menzogna con la verità, ciò che è iniquo con ciò che lo è, ciò che è sporco con ciò che è puro, ciò che muore con ciò che nasce – a nuova vita.

Stefano Re © Settembre 2009

06
Set
09

Rivelazioni

Viviamo in un’epoca di sunti, estratti, concentrati. Ci abituano a sapere un po’ di tutto, in fretta, in modo semplice e comprensibile. Recensioni dei film che diventano sinossi, introduzioni al significato dell’arte di Giotto (SIGNIFICATO!), la teoria della relatività in un libretto di venti pagine, Platone in cinque pagine, tutto il pensiero di Nietzsche in un capoverso. L’idea è avere una etichetta sul prodotto sullo scaffale del nostro supermercato, che ci dica che cosa c’è dentro, che gusto ha, quando è il caso di farne uso e in che modo. Meglio se è un’illustrazione, della serie leggere i testi dei fumetti è troppa fatica.

Mettiamo una giornata d’estate, con questo spicchio di muro trasformato in una sorta di santuario personale – con queste immagini e scritte che si alternano con colori, frasi, poesie, disegni, quadri. Se restate a osservare per qualche minuto, vedrete la foto di qualche papa santificato che ha ammazzato a martellate la propria amante, leggerete le riflessioni di Dino Buzzati sulla stranezza della vita, le emozioni di qualche giovanotto innamorato e qualcosa di piccante magari sul sesso alternativo. Un sito web all’aperto, raggiungibile lungo il viale alberato che porta al parco.
Mettiamo questa giornata di sole, con studenti e coppiette e qualcuno che porta a spasso il cane tutti a godersi la pace sonnacchiosa e mettiamoci anche me, lì in piedi a fare assolutamente nulla. Quel sito web all’aperto è mio, lo ho fatto io, me ne sto beando perso nel mio transfert narcisista. Questa ragazza ha i capelli biondo scuro raccolti in una coda di cavallo, una tuta da ginnastica grigia e blu e l’aria impacciata ma soddisfatta di chi ha appena percorso qualche miglio nautico avanti e indietro per il bene della propria forma fisica – ma soprattutto mentale. Rallenta il passo, un po’ indecisa, e osserva con gesto consueto le immagini rutilanti e le scritte. Ora c’è la foto di Beethowen, ora c’è quella di Alexander de Large. Una frase dei Pink Floyd, una poesia qualsiasi, mia.
Mi dice:
«Sei tu l’autore, sei quello che lo ha fatto, vero?» Annuisco, osservandola.
«Ti ho riconosciuto dalle foto.»
Silenzio, mentre le immagini variano. Ora c’è una scimmia che legge Nietzsche. La didascalia dice “Anche una scimmia può leggere Nietzsche, questo non significa che possa capirlo.” E’ una citazione, ma non vogliamo chiedere troppo.
«Lo guardo sempre quando passo. Ma non ho mai ben capito di che cosa parli.»
«Ti piace?»
«Si, ma di che cosa tratta?»
Mi prendo un attimo per respirare. Le dico:
«Una persona cammina per la strada e ne incontra un’altra. La guarda e le chiede: chi sei?
Come rispondi a questa domanda? Un nome, basterà? Età, statura, colore degli occhi e dei capelli, gusti nel vestire, tipo di musica che ascolti, opinioni politiche sarebbero meglio? Ma come fai a spiegare l’effetto che ti ha fatto uno spinello a tredici anni o il rumore di un parabrezza che esplode nell’urto o il dubbio se quel gemito era piacere o dolore o lo sguardo di rimprovero di tua madre per quel gesto o la gioia feroce nel vedere quel sangue in terra o le vibrazioni del motore della prima motocicletta o l’acqua salata in bocca mentre stavi affogando in mezzo metro di Mar Ligure? E tutto questo, fosse possibile schiaffarlo tutto in due belle battute di pronto scambio, basterebbe a dire chi sei?
Ma, mi dirai, le persone non sono così facili da definire. Certo, le cose invece. E invece no. Le cose hanno segni, graffi, ammaccature, visibili e invisibili. Prendi una caffettiera. Una vecchia caffettiera. Se la osservi bene ci trovi traccia dei rischi corsi, delle situazioni vissute, di ciò che ha servito e ciò che ha negato. E se fosse nuova, nuova di pacca e appena uscita dalla catena di montaggio? Illusione della nostra superbia: anche lì c’è da scavare, da vedere: promesse, scintillanti in un futuro appena cominciato. E passato, di materie prime nascoste in terreno fangoso o dentro sedimenti rocciosi, umidi e profumati di terra e funghi notturni.
Non è tanto il fatto che non sia possibile definire le cose – quanto che sia completamente illusorio farlo. Cerchiamo soltanto nuove scatolette in cui chiudere ciò che percepiamo perché sia gestibile. Abbiamo ovviamente scatolette di vario genere, da quelle più specifiche e restrittive, come ad esempio “elettrodomestico” a quelle più ampie e nebulose, come ad esempio “arte”, o “strano”
Ma siamo sempre a cavallo della stessa incerta barchetta: balliamo il nostro valzer sull’orlo di un precipizio: la certezza che la realtà NON E’ COMPRENSIBILE.»

Silenzio.
«Ora devo andare, farò tardi a cena.»
«Di questo, tratta.»
«Che cosa?»
«Della cena, che si fredda se fai tardi.»

Stefano Re ©Giugno 2004

29
Ago
09

Erano aaanni! (Venerdì sera/notte Sabato mattina/pomeriggio)

Sentirsi soli e un po’ tristi con gli occhi di qualcun altro, consolarsi prendendo qualche zombie a fucilate e poi.. e poi semplicemente trovare la musica giusta che decide un ritmo diverso e parole sul monitor che diventano cosce calde e vive sul divano e Jack Daniels che scorre e le prime luci dell’alba che ti trovano ancora sveglio e un amico che per colazione accetta di viaggiare con te fino all’acqua, una Corona col limone e un lattementa quanto fa? Io vorrei anche una brioche. E poi teli e sole e una ragazza che ride perché no, neppure lei ha capito come funzionano queste docce assurde, e Bukowski che mi guarda il cazzo mentre piscio e amache pigre e griglia con sopra carne che gocciola sovrana la sua vita che affoga nel vino, rosso e intenso col sapore del tabacco bruciato delle Lucky Strike.

Essì, mi ci voleva proprio.

28
Ago
09

Prima di cena, con parsimonia.

Crisalide

A CHE ORE HAI INIZIATO IL TEST: 18.08

SONO: Quieto.

VOGLIO: Cinque cose. In un ordine preciso.

SENTO: Ogni cosa.

CERCO: No grazie, ho già trovato fin troppo.

PENSO SPESSO: A cose molto belle, a cose molto brutte.

MI SENTO MALE: Più che altro mi vergogno, di aver creduto in alcune parole.

BALLO: È un po’ che non mi capita, provvederò.

CANTO: Spesso, a volte persino su un palco. A proposito Valeria, quel video?

PIANGO: Ho smesso.

DOVREI: Imparare qualche nuova ricetta.

SI O NO? : È lo stesso.

TI PIACE CUCINARE: Spesso.

HAI UN SEGRETO CHE NON CONOSCE NESSUNO: Uno solo?

TI MANGI LE UNGHIE: Magari. Se non ricordo di tagliarle divento l’uomo lupo.

CREDI NELL’AMORE: È un bisogno come tanti altri. Più bastardo forse, e ci si gioca su un po’ troppo.

CHI E’?: Me stesso, quando non voglio uccidere nessuno.

LA PERSONA PIU’ STRANA CHE CONOSCI: Oddio, strano per me è un apprezzamento raro. Frank direi.

LA PERSONA A CUI SEI PIU’ AFFEZIONATO: Klara e Cristina direi, dopo i miei gatti.

LA PERSONA PIU’ LONTANA: Quella più vicina.

LA PERSONA PIU’ LENTA: Non frequento persone lente.

LA PERSONA PIU’ INCASINATA CHE CONOSCI: Siamo tutti incasinati, la gran parte preferisce fingere di non esserlo.

LA PERSONA PIU’ SEXY CHE CONOSCI: Nausicaa.

L’INSEGNANTE PIU NOIOSO CHE HAI AVUTO: Quelli noiosi li ho rimossi.

LA PERSONA PIU’ ROMPIPALLE: Qualche mia ex.

LA PERSONA PIU’ STRONZA CHE CONOSCI: Giuseppe.

LA PERSONA DI CUI SEI INNAMORATO: Non credo esista.

LA PERSONA CHE ODI: Io non faccio discriminazioni, se odio, odio il genere umano nel suo insieme.

LA PERSONA CHE VORRESTI ESSERE: Me stesso.

LA PERSONA CHE INVIDI: Nessuno (hai del tabacco?)

LA PERSONA DI CUI SEI GELOSO: Ancora, non credo esista.

NUMERO: Qualsiasi.

COLORE: Indaco.

COLORE PER L’INTIMO: Nero e rosso.

GIORNATA: Fredda e soleggiata.

CIBO: Sì, ne faccio uso, con parsimonia.

BEVANDA PREFERITA: Jack Daniels. Un vecchio amore tornato alla ribalta.

STAGIONE: Autunno

SPORT: Una finzione per scaricare l’aggressività. Mi fa pietà chi se ne pasce.

VANILLA O CIOCCOLATO? Melone.

[NELLE ULTIME 24 ORE…]

HAI PIANTO?: No.

HAI AIUTATO QUALCUNO?: No.

HAI COMPRATO QUALCOSA?: No.

TI SEI AMMALATO?: No.

SEI ANDATO AL CINEMA?: No.

SEI ANDATO AL RISTORANTE?: Si.

HAI PARLATO CON UNA/UN EX?: No.

HAI SCRITTO QUALCOSA? : Stranamente no.

TI E’ MANCATO QUALCUNO?: Si.

TI E’ MANCATO QUALCOSA?: No.

HAI ABBRACCIATO QUALCUNO?: No.

HAI LITIGATO CON I TUOI GENITORI?: No.

HAI LITIGATO CON UN AMICO/A?: No.

[DOMANDE A BUFFO]

HAI MAI AVUTO UN INCIDENTE?: Si. Mi piacciono gli incidenti, li trovo divertenti.

HAI MAI AVUTO UNA FRATTURA?: Oddio frattura mi pare di no, qualche incrinatura qui e là.

DOCCIA O BAGNO? Doccia.

ODI?: Solo quando mi annoio molto.

AMI? : Volente o nolente.

COSA CAMBIERESTI DI TE? Vado bene così.

DI COSA HAI PAURA? Di vivere così a lungo da affezionarmi alla vita.

LA PRIMA COSA CHE PENSI APPENA TI SVEGLI?: È tempo di muoversi.

FILM PREFERITO?: Ultimamente ho rivalutato Dawn of the dead in versione 2004, ma la lista è lunghilllllima.

COSA C’E’ APPESO AL MURO DELLA TUA CAMERA?: Un paio di miei quadri: “La strega dell’est” e “Crisalide”.

Crisalide

DOVE TI PIACEREBBE ANDARE?: Su Marte, a osservare le stelle.

DI CHI VORRESTI LEGGERE IL TEST?: Di nessuno.

PROFUMO PREFERITO? Opium o Sandalo, per gli incensi. Non faccio uso di profumi sulla mia pelle.

FIORE PREFERITO?: Rosa nera.

COME TI VEDI NEL FUTURO? Identico ad ora.

SOPRANNOMI?: Soprache? I nomi sono identità. Tutti i miei nomi lo sono: Stefano Re, Seth Krn3ll, Skorpio.

HAI VOGLIA DI MARE?: A volte sì. Ma non mi fido.

PAURA DELLA MORTE? No. Ma lei ha paura di me a quanto pare.

A CHE ORA VAI A LETTO DI SOLITO? Quando capita.

TI VORRESTI SPOSARE?: Eh, ho carezzato anche questa scemenza per un po’. Chissà, potrei anche esser recidivo.

TI SEI MAI TATUATO?: Niente di visibile ad occhio nudo.

PIERCING?: Ma figurati.

TI PIACCIONO LE TEMPESTE?: Più sono violente più mi piacciono.

A CHE ORE HAI FINITO IL TEST? 18.42




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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