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07
Set
09

Donnie Darko

Uno degli aspetti che maggiormente apprezzo nel cinema è quando è in grado di superare la barriera dello schermo e coinvolgere davvero lo spettatore. Non parlo semplicemente delle emozioni: quelle sono il livello minimo che un buon film dovrebbe trasmettere. Parlo della capacità del film di blandire, guidare, magari intrappolare lo spettatore in un gioco di specchi in cui il film non sia più, solamente, un passatempo passivo. Ci sono pochi film in grado di ottenere davvero simili risposte dallo spettatore, e uno di essi è certamente Donnie Darko. Il film criptico non è necessariamente un buon film: alcuni film semplicemente non hanno senso, o ne hanno ma è irraggiungibile. Donnie Darko appartiene invece alla categoria del film che offre delle tracce di interpretazione, in modo più o meno onesto, e lascia poi lo spettatore a scegliere se e in che misura rompercisi la testa. E davvero di rompicapo si tratta, coinvolgendo teorie sulla struttura del tempo e dello spazio, universi paralleli, azzardate nomenclature e un complicato, radicale riassetto della logica narrativa.

Una colonna sonora fresca e classica al tempo stesso, perfettamente integrata nella vicenda; l’uso del montaggio che sottolinea i cambi di regime del tempo narrativo; una sapiente scelta degli attori e delle immagini; una ottima fotografia e dei dialoghi strepitosi circondano e abbracciano la narrazione, condendo il film di un piacevole gusto di denuncia delle ipocrisie e della rigidità mentale imperante senza scadere nel “genere” e parimenti senza dare l’impressione d’essere soltanto cosmesi. I personaggi hanno un loro spessore, le prove di recitazione sono sopra la media. Tra i tanti ho trovato un ottimo Noah Wyle, cresciuto assai bene nel suo pronto soccorso; un convincente Patrick Swayze nei panni assai scomodi del predicatore segretamente pedofilo; una piacevole Drew Barrymore e un Jake Gyllenhaal assai promettente, che attendo di vedere fuori dalla felpa e senza sorriso imbambolato prima di sbilanciarmi troppo. Un film a più letture quindi, e tutte a semaforo verde, tanto nella sua struttura quanto nei suoi contenuti, primari, tangenti e trasversali che siano.

Che si tratti di una raffinata operazione commerciale, o se sia sperimentazione d’avanguardia – coraggiosa espressione artistica o sornione calcolo pubblicitario, di sicuro è un progetto ambizioso, ben curato, pungente ed efficace. Plauso a Richard Kelly, alla prima prova col lungometraggio. Promosso a pieni voti.

SCHEDA
Donnie Darko
regia di Richard Kelly, anno 2001.
Personaggi e interpreti:
Jake Gyllenhaal – Donnie Darko
James Duval – Frank
Patrick Swayze – Jim Cunningham
Jena Malone – Gretchen Ross
Noah Wyle – Prof. Kenneth Monnitoff
Drew Barrymore – Karen Pomeroy

–> Donnie Darko su IMDB [eng]

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14
Ago
09

Traffic

Pluridecorato, si merita tutti gli oscar che si è accaparrato. Anzitutto per la stupenda fotografia, che in un richiamo documentaristico ritrae una Tijuana bruciata dal sole e dalla crudezza delle relazioni in netto contrasto con una patinata, tecnologica e “evoluta” società americana. Tre storie e due società a confronto, in uno spareggio impietoso e cinicamente realista: da un lato Robert Wakefield, interpretato da Michael Douglas, alto giudice con l’incarico speciale di affrontare e risolvere il problema droga conferitogli direttamente dal Presidente degli Stati Uniti, dall’altro il poliziotto messicano Javier Rodriguez, un Benicio Del Toro al suo meglio. Entrambi motivati sia a livello personale che ideale in una lotta senza quartiere contro il narcotraffico, scontrandosi l’uno con una nebulosa di proclami e inettitudine burocratica e l’altro con brutalità e corruzione. Terza storia parallela quella della moglie di un narcotrafficante americano, dallo shock della scoperta alla spiazzante reazione, e dei poliziotti che indagano su di lei. Le storie si intrecciano in sitle telenovelas, mostrando spaccati essenziali e non privi di brutalità. Tutto è realistico, affascinante, spaventoso, estremo e quotidiano al tempo stesso: la schizofrenia un po’ ipcorcita della nostra realtà è messa a nudo con cinismo magistrale. Oltre alla sorpresa di un inedito Tomas Milian pelato nei panni di un Generale Salazar che sembra uscito da Apocalypse Now, è bello ritrovare Michael Douglas in un ruolo decente dopo una serie di boiate che facevano rimpiangere i telefilm “Sulle strade di San Francisco”. Forse poco verosimile la sua incursione disperata sulle strade, ma siamo comunque anni luce da patetici personaggi da operetta come in Basic Istinct. Benicio Del Toro si merita l’Oscar appieno:realistico, amaro, idealista, coraggioso, spaventato e disperato come un personaggio di Ellroy.

SCHEDA
Traffic
regia di Steven Soderbergh, anno 2000.
Personaggi e interpreti:
Michael Douglas – Judge Robert “Bob” Hudson Wakefield
Benicio Del Toro – Officer Javier Rodriguez Rodriguez
Tomas Milian – General Arturo Salazar
Alec Roberts – David Ayala
Catherine Zeta-Jones – Helena Ayala

Traffic su IMDB [ing]




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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