Posts Tagged ‘Amore

09
Ott
09

Negli occhi, nelle mani

Mi cerchi nei tuoi occhi, mi cerchi nelle tue mani, nell’odore che resta sulla tua pelle. Baci umidi che bruciano la mente e ritornano, ritornano e ritornano, ritornano sempre. E sono caldi e umidi, e caldi e umidi. La vita che corre e passa ti porta dove vuoi, ti porta vicino a me, ti porta lontana da me, è sempre la vita che corre e scorre e che scegli, la vita che scegli.

Siamo anime nella nebbia, possiamo solo trovarci o perderci senza sapere davvero dove arriveremo, quando arriveremo, come arriveremo. Se saremo pronti o no, se saremo capaci o no, di essere felici.
La mia voglia di te è una pioggia che mi lava il cuore senza posa.
Sei nei miei occhi, nelle mie mani.

Stefano Re © ottobre 2009

02
Ott
09

Un fiore di spazzatura

Un’alba dietro l’altra, tutte identiche nella loro inutilità, tutte diverse nelle sfumature dei loro colori, dalla gioia alla caduta, dalla disperazione alla rinascita.
– dimmi, dimmelo: cos’altro vuoi da me?
– niente, non voglio niente.
Davanti alla porta, come se l’avessero lasciato lì, un fiore fatto di spazzatura.
– perché non svanisci al sole? Perché non mi abbandoni al mio destino?
– perché sono parte di te.
Quel che si aspetta, quel che si regala. Un sogno di cristallo, trasparente e fragile, prezioso e inutile – cos’altro se non inutile?
– non hai mai capito nulla, non hai mai capito.
– e cosa c’è da capire? Siamo ciò che siamo, nient’altro.
– siamo ciò che vogliamo.
– che la colpa sia con noi.
La felicità che ci rincorre beffarda, sulle ali dei ricordi. Siamo esseri sbagliati, ad immagine e somiglianza di una bugia. Può il dolore diventare noioso?
– hai fatto la scelta sbagliata, lo sai vero?
– si, lo so. Ma non lo dirò mai. Non posso, lo capisci?
Parole e parole a rincorrersi, tra sogni e incubi, sul fondo di un fiume di miraggi.
– quanto tempo è passato ormai? Sembrano secoli.
– lo sono.
– questo mondo si è fermato ad aspettarci, e finché non avremo chiuso il cerchio non ripartirà.
– e se il cerchio non si chiudesse mai? Se non ne avremo la forza?
– allora il tempo sarà sempre al presente, vivrà sempre al passato, perderà ogni futuro.
Quando sembra superato, quando sembra dimenticato, è ritrovato. Quando appare presente e vivo, è perduto.
– non finirà mai vero?
– no, non finirà mai.
– promettilo.

Stefano Re © ottobre 2009

14
Set
09

A voce bassa

Carezzo il tuo volto, mentre riposi nell’ombra delle mie spalle, liscio i tuoi capelli sulla punta delle dita, sfiorandoli appena, per non disturbare il tuo sonno, sfioro le tue gambe con le mie, le spingo dolcemente, la pelle contro la pelle, perché il calore passi da me a te e da te a me e non smetta mai di passare.
Bacio i tuoi occhi chiusi, perché i miei baci entrino nei tuoi sogni e li scaldino, gentilmente però, come acqua di fiume che defluisce nel mare, dolce e salato che si mescolano, lacrime e saliva. Cerco il tuo odore sulla pelle, lo faccio mio, lo porto con me.

A voce bassa, sussurro il mio amore nella culla della notte, quando sei così vicina, quando sei così lontana.

Stefano Re © settembre 2009

13
Set
09

Le macine girano

Le macine girano, gli ingranaggi scattano, le ruote solcano il terreno sul loro asse e portano avanti il mondo e la mia vita, senza fermarsi. Non si fermano se lo sussurri, non si fermano se lo chiedi, non si fermano se lo ordini e neppure se lo preghi. Quel che resta indietro è tanto e a volte è ingiusto ma non puoi farci nulla tranne restare a guardare con occhi tristi tutto il tempo, tutto lo spazio che non hai avuto per vivere ciò che speravi – il tuo desiderio più grande – rimane indietro.
E col sole sulla testa e le bandiere che sventolano sulla tua carrozza getti uno sguardo alle spalle e non trovi più quel che ricordavi ma altro. Dov’era lo steccato che hai saltato con tanta fatica e paura ora c’è solo una striscia scura, indistinguibile dalle fila dorate di grano che confondono lo sguardo – dov’erano le parole che hai letto e sussurrato mentre chiudeva gli occhi sul tuo petto ora c’è solo il murmure di un fiume senza nome, che scorre verso un oceano mare che nemmeno vedrai – dov’era il calore delle terme che ti hanno carezzato di sogni c’è solo una macchia grigia che potrebbe essere un sasso, una stalla, un’ombra, qualsiasi cosa – qualsiasi cosa.
E se tutto scorre in te, scivola via anche il sogno come rena tra le dita, scivola via e ti lascia leggero, quasi trasparente, in attesa di colori che ti riempiano gli occhi.

Promettimi, promettilo: non sarai un ricordo. La vita non è un ricordo. La vita ha bisogno di carne e sangue e merda per esserci davvero.

Prometti, ora.

Stefano Re © settembre 2009

12
Set
09

senza riposo

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C’erano luci lontane, fiaccole nella notte che si raffreddava al vento del nord. C’erano file di soldati in marcia verso confini remoti, i fucili protesi verso il cielo indifferente alle fiamme che divoravano la città saccheggiata.
– Riposa, ora.
Là fuori i morti viventi si accalcavano, mani aperte contro i vetri a lasciare impronte scarlatte di bramosia, mascelle disarticolate a scattare sul niente nella parodia di un ubriaco che ha perso una scommessa.
– Riposa, ora.
La pioggia cadeva sulle lamiere ritmando la notte, nel buio gli artigli e le zanne d’osso cercavano carne sui resti di cibo e tra i giornali vecchi, dietro i cassonetti.
– Riposa, ora.
All’ombra dei palazzi e dei semafori, camminava curvo nel suo impermeabile, il coltello d’acciaio nel pugno nella tasca nella testa nel suo cuore nero come il fondo di un pozzo dimenticato.
– Riposa, ora.
Le urla delle streghe alzavano altissime il loro furore alla luna. E ballavano, strappandosi i capelli a ciocche per gettarli nel calderone insieme ai cadaveri, la celebrazione era al suo culmine.
– Riposa, ora.
Il medico stava ritto in piedi tra le due infermiere in mezzo al corridoio, strumenti metallici sbucavano incongrui dalle tasche, ma le macchie sul camice erano rosse e urlavano, urlavano.
– Riposa, ora.
I bastardi ridevano, stracciando i vestiti della donna, e la colpivano sul volto, sulle braccia, sgraziati lupi divenuti uomini nel retro di un drive-in.
– Riposa, ora.
I vampiri instancabili affollavano le ombre muovendosi in branco, cappucci di tenebra senza un futuro e senza un passato, le orecchie tese al battito di cuori lontani.
– Riposa, ora.
Nel tuono dei fucili si perdevano le grida dei superstiti, nel rombo delle pale meccaniche gocciolava il loro sangue. Metodico, il massacro non avrebbe avuto fine.
– Riposa, ora.
Le belve gemevano insonni, il profumo dell’arrosto di vitello faceva impazzire i detenuti del campo 12, il condannato aspettava nella sua cella che scoccasse l’ora fatale.
– Non sei dovuto partire, non sei dovuto andare via.
– Non hai dovuto barricare le porte e le finestre, la tempesta non entrerà.
– Non hai le spalle contro il muro gelido, non c’è la benda sui tuoi occhi, le lame non si stanno affilando per le tue carni. Sei al sicuro ora, niente ti può toccare – la nave all’orizzonte sfila confondendo il verde del cielo e l’azzurro del mare: riposa.

Ma lui non dormiva. I suoi occhi restavano aperti a riempire il vuoto di incubi. Dov’erano quelle braccia calde in cui dormire, quelle gambe intrecciate alle sue tra le lenzuola, quel cuore da carezzare col respiro. Come si può dormire senza quel calore addosso? Come si può dormire quando c’era e non c’è più?

Lui non dormiva, e gli incubi popolavano il mondo.

Stefano Re © Settembre 2009

11
Set
09

il calore di un fiocco di neve

L’attenzione nel dosare il passo, nel posare un bicchiere sul tavolo o una forchetta nel piatto. L’acuta consapevolezza dello strillare della plastica mentre si pescano popcorn o patatine, del tossire del pavimento quando si sposta una sedia o si chiude un’antina in modo brusco. Mentre tutti affollano di parole inutili e invadenti quel che basta un gesto o uno sguardo, un sorriso o una smorfia a cantare in modo così completo.

La domanda che ti accompagna radente alle pareti e sulla punta delle dita: è rispetto o disprezzo verso il mondo che riempie di chiasso e parole il vuoto in cui naviga? Tutto quel rumore, solo per dichiarare d’esser vivi, quando sai – e so – che la vita è altrove, e va semmai tutelata dalla cura, carezzata dal silenzio. Perché non è nell’urto di un timpano altrui che esistiamo davvero, ma nel soffice e attento risuonare del cuore.

Il messaggio, che dice ESISTO, in uno spazio che scivola leggero per scelta: qui ritrovo, il tuo vivo abbraccio silenzioso.

Ti riconosco nella tua vigilanza, nella tua imbarazzata ritrosia, nella tua cura, persino sotto la passione che brucia. Nel caldo silenzio del mio cuore, bacio i tuoi passi.

Stefano Re ©Dicembre 2008

09
Set
09

a nuova vita

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Insonne, cerco una risposta che non esiste nei pixel dello schermo mentre accumulo le spoglie della mia vita nel posacenere. Dove sono il cavallo e il cavaliere? Perduti nella tempesta del deserto che impazza nel mio cuore sfigurato, senza un Re e senza una terra da render fertile, lontano da casa.

Il soldato non tornerà alla sua famiglia, la freccia non verrà ritrovata nella foresta, il cerchio non si chiuderà perché si è ingannato lungo la strada. Al cospetto delle mie vestali ho celebrato le esequie, i fiori sono appassiti nei loro cesti dorati, le parole scolpite sulla lapide resistono al tempo indifferenti – ma il dolore rimane vivo, sotto la cenere dell’ara votiva, covando segreti di speranza.

Ho osservato la mia forza diventare la mia debolezza, la mia debolezza risorgere a nuova forza. Nessuno può togliermi questa corona.

Quando la speranza del fare si arrende e quella del desiderare rovina su se stessa, rimane solo il nudo fantasma dell’ossessione, che sbrana se stessa in eterno. C’è un tempo limite in cui puoi sopportare la rovina, un tempo entro il quale devi soccombere o sarai costretto, tuo malgrado, a risorgere. Accettare l’inaccettabile, farlo tuo e divorarlo, perché non sia lui a divorare te.

È così che il dolore getta il seme della felicità: confondendo la vergogna con la passione, la menzogna con la verità, ciò che è iniquo con ciò che lo è, ciò che è sporco con ciò che è puro, ciò che muore con ciò che nasce – a nuova vita.

Stefano Re © Settembre 2009




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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