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16
Mag
13

dalla SEMANTICA alla PRAGMATICA (passando per Dio)

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La parola Dio, con tutti i sottocodici che la hanno accompagnata, non è PER NULLA un gioco di parole di tipo teorico e filosofico *e basta*. E’ prima un gioco di parole teorico e filosofico ed è POI una ricaduta pragmatica che ha comportato effetti diciamo abbastanza visibili nel corso dei secoli. Cosette tipo genocidi, crociate, vite dedicate ad esso, vite salvate in suo nome, vite stroncate in suo nome, sistemi politici nati cresciuti o cancellati per esso.
Ma stiamo anche nel piccino, che magari ci tocca di più: un gioco di parole chiamato Dio finisce col decidere se un gay viva bene questa sua pulsione o la viva male, magari per tutta la vita. Decide se la fanciulla che corteggi te la dà oppure no (in molti valuteranno questo aspetto più importante di crociate e genocidi, immagino). Decide se antenne di Radio Maria faranno o meno ammalare i tuoi figli e se un tribunale le farà togliere o invece no. Decide se l’IMU lo paghi tu e anche loro oppure solo tu. Decide a volte se un tal libro possa o meno aver diritto ad essere usato in una università oppure no. Decide un sacco di cose.

Certi “giochi di parole” fanno ben altro che far passare il tempo in un forum o soddisfare l’ego di Stefano Re.

14
Mag
13

Decidere il mondo

1984 Four Fingers

La matematica necessita di un essere umano per venir utilizzata. Nel suo utilizzo avviene una scelta, una descrizione. Dopo ogni elezione, tutti enunciano statistiche. Per ciascuno significano qualcosa di diverso. Per ciascuno c’è un numero che dice qualcosa. Ma i numeri, non dicono proprio niente: siamo noi a dire cose, leggendoli e ripetendoli.
Per chi crede nel riscaldamento globale, il mare sta svaporando a velocità tremenda e la colpa è dell’uomo. Per chi non ci crede, sta svaporando costantemente da circa settemila anni e l’uomo non c’entra un fico secco. Stessa cosa coi ghiacciai: la Peninsula dell’Antartide si sta sciogliendo, i grandi ghiacciai millenari nei continenti stanno recedendo: è una prova per alcuni. Per altri, l’intero Antartide tranne la Peninsula, che ne è solo il 10% e assieme ai grandi ghiacciai nei continenti arriva al 20% circa del ghiaccio totale sul pianeta, si sta raffreddando da diversi decenni e aumenta la sua massa, ed è la prova del contrario. Per altri ancora, questi due fenomeni sono connessi, ma ancora c’è chi sostiene che significhino che siamo avviati ad un’era glaciale, chi sostiene che sia un effetto collaterale di bilanciamento dell’effetto serra e chi sostiene che siano cicli propri del pianeta e che non c’è un bel niente in arrivo.
Il parente di un carabiniere ucciso conta i morti di Nassiriya, anche un terrorista di alquaeda li conta. È lo stesso conto, sono conti diversi.
Per questo dico che non c’è nessuna verità nella scienza. La scienza non descrive il mondo, lo constata.

Ma si può andare oltre: O’Brien lo spiega in modo assai lucido: le dita alzate di una mano possono essere quattro, ma anche tre, o cinque, a seconda di cosa vogliamo vedere. A seconda di che cosa l’identità che scegliamo ci permette di vedere. La scienza ha il presupposto di poter descrivere il mondo quale è *davvero*, aldilà dei nostri schemi interpretativi, ma di fatto anch’essa FA PARTE dei nostri schemi interpretativi e altrimenti non potrebbe essere, perché siamo NOI a farne uso. Se poi ci sia davvero, una realtà *vera* e univoca, da qualche parte, non ha un bel niente a che fare con noi, perché ciascuno di noi, individualmente o collettivamente, può sempre e soltanto vivere e conoscere la realtà che disegna con gli strumenti che ha a disposizione, declinati alle proprie esigenze identitarie.
Il mondo, è quel che decidi.

10
Mag
13

Evolvere o morire

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Io ritengo, per esperienza e inclinazione, che i sistemi chiusi nelle loro regole e incapaci di modificarle tendano a morire. E’ ovvio che i sistemi privi di regole di fatto nemmeno sono sistemi, e che per vivere e funzionare in modo associato occorra avere delle regole. Credo che lo sforzo di una società sana dovrebbe essere quello di aggiornarsi continuamente nei propri modelli e meccanismi, mentre spesso avviene esattamente l’opposto: chi impara a giocare e vincere secondo le regole, si arrocca su di esse e lotta strenuamente per impedire ogni mutamento.

09
Mag
13

Domande scomode

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La perversione consiste nel cercare di annegare il dolore, che è alla base di ogni processo evolutivo, con una marea di analgesici. Gli oggetti sono analgesici. Il possesso stesso è un analgesico. Il consumatore preferisce arrivare allo scambio di guida tra se stesso e l’oggetto che affrontare l’inconsistenza del suo bisogno, perché accorgersi che non ti serve né una macchina né un televisore né una carriera implica scoprire che non hai davvero bisogno di andare da nessuna parte, non hai davvero bisogno di vedere e sentire sconosciuti che pensano al posto tuo sui casi del mondo, non hai davvero bisogno di un riconoscimento sociale per esistere.

Ti toccherebbe domandarti dove cazzo vuoi davvero andare. Che cosa vuoi davvero vedere o ascoltare. Che cosa davvero ti attua.

E questo, fa male.

05
Mag
13

Fanculo ai discepoli

fanculoaidiscepoli

I percorsi evolutivi si basano sulla presa di responsabilità. Un individuo che desideri affrontare le proprie contraddizioni, i propri limiti e farne carburante nella sua crescita, non può che affrontare questi elementi interiormente, da solo. I percorsi guidati di evoluzione sono percorsi vicari, e conducono a evoluzioni prese a nolo. Lo so che è la norma, nel mondo di codardia imperante in cui viviamo (datemi un guru che mi conduca col mantra a trattenere la pipì e scoprirò i limiti della mia libertà), ma se viviamo correndo appresso a smartphone e carriera e confondiamo una partita di calcio con le nostre emozioni un motivo strutturale c’è, direi.

24
Apr
13

Viscida Bandiera

Viscida bandiera

Viscida Bandiera
(hey, è un drabble, mica noccioline)

Loro lo sanno, che non è consensuale. Ma non resistono all’usanza di mettercelo in culo spompinando la struttura. Ogni tribù ha nome, e storia. Chi si fregia di libertà finite in massacri, chi si appoggia alla croce e chi diretto al dio danaro – giovani, un tempo, gonfi di idee. Ora vecchi e disillusi, vogliono solo restare nel gioco, fingere di guidarlo, mettersi comodi alle nostre spalle. Gli ultimi arrivati gridano affanculo sperando di cambiare ogni cosa. Ce la faranno? Faranno peggio?
Intanto, per tutti noi, c’è un solo nome e una bandiera, e quel nome è Vaselina.

Stefano Re – Aprile 2013

30
Mar
13

Di chi è il mondo

24
Mar
13

Tutti i miei peccati

Stefano Re - tutti i miei peccati

Superbia
Sono superbo per gli occhi che ho: sono superbo perché vedo dentro di me e talvolta dentro gli altri e non ho timore di guardarvi a fondo. Sono superbo perché so di prendermi le mie responsabilità per ciò che sono: non devo nascondermi dietro la modestia.
Avarizia
Sono avaro delle mie paure, sono avaro dei miei dolori. Posso regalarne talvolta, ma è solo per vederli più a fuoco nello specchio degli occhi altrui. La mia avarizia è assoluta, completa, e rigogliosa.
Lussuria
Tutto è lussuria per me: godo del piacere, del dolore, persino dell’indifferenza. Godo della paura, della dipendenza, della dannazione e dell’evoluzione, della bellezza e dell’orrore. Il mio piacere è fisico, anche quando è solo un pensiero. Abuso del mio corpo per trarne sensazioni che divoro.
Ira
Io odio senza ritegno: talvolta disciplino la mia rabbia perché avveleni con dolce prudenza, perché avveleni più a fondo e in modo più irreparabile. Godo della mia rabbia: è un frustino che posso usare per spingermi avanti quando lo desidero, trattenere quando voglio avvicinarmi, esplodere quando scelgo che sia tempo di fiamme.
Gola
Non c’è gusto che non abbia assaggiato. Divoro me stesso quanto divoro il mondo, con ingordigia e senza freni. Mi ingozzo di cose deliziose, di veleni e di ciò che più mi ripugna quando lo desidero. Se e quando ho scelto l’ascetismo dalla gola, è stato per gustare anche la privazione. Ed è tutto per celebrare me stesso.
Invidia
Invidio con fatica. Ma capita, perché anche invidiare ha un sapore tutto suo e non mi faccio mancare niente. Invidio chi è felice e chi è infelice, quando lo sono ed io no.
Accidia
Scegliere il nulla, lasciare che il mondo rotoli e che le cose avvengano, stare a guardarle con divertita indifferenza. Sprecare il mio tempo e le mie forze per non fare assolutamente nulla: c’è delizia più prelibata?

Stefano Re  – marzo 2010

13
Mar
13

Lettera aperta ai votanti del PD.

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Sì, lo so, ne avete le palle proprio piene.
Avete creduto in qualche ideale di giustizia, equità e solidarietà più o meno sano e attuabile, preciso o confuso, che ha radici in tempi lontani e che, con tanti sforzi, nel tempo ha cercato di trovare un modo di attuarsi, almeno in parte.
E nel farlo avete accettato di votare turandovi il naso personaggi ambigui, come D’Alema, talvolta incompatibili con ciò che sperate, come Prodi, altre volte semplicemente scialbi, come Bersani, altre volte modernamente plastificati, come Veltroni, o persino umanamente insopportabili, come Rutelli. Avete sopportato un fiorire di simboli vegetali da voltastomaco, un cambiar di nomi e sigle degno di Orwell, un balletto di proposte e indirizzi di riforma mai nemmeno arrivati vicino alla loro attuazione e vi siete piegati a vivere nell’odio feroce contro Berlusconi per annegare la disperazione.

Facciamo insieme un salto indietro: dalla fine della guerra mondiale agli anni ’90 avreste votato il PCI, forse l’ala sinistra della DC, qualcuno di voi forze extraparlamentari e qualcun altro partitini vari, magari repubblicani. Poi è arrivata la Perestrojka, è cascato un muro, di seguito ha preso il via la spazzolata di mani pulite: il Psi e la DC sono diventati fantasmi in agonia e d’improvviso, inaspettatamente, avete vissuto il miraggio di arrivare al governo. Occhetto stava già a cantar vittoria ed ecco che arriva questo tizio, bassotto e sorridente, che scende in politica e vi soffia l’occasione. Amen per Occhetto, inizia il calvario e voi lì a cucinare bile rovente mentre sorbivate il tronfio razzismo leghista, la sdoganatura degli ex-fascisti come forza di governo, il trionfo del potere di corridoio della destra DC.

In vent’anni il nanetto lo avete battuto due volte, vendendo l’anima a un democristiano trafficone e finendo col vedere i vostri eletti litigare ancora prima di essersi seduti al governo. Massima delusione: nemmeno la legge sul conflitto di interessi han fatto, perlomeno per togliervi dalle scatole il NEMICO. No, niente. In chiusura del primo giro, D’Alema però ha mandato caccia italiani a bombardare la Jugoslavia. Qualcuno di voi qui secondo me è svenuto. Il secondo giro ve lo siete fatti in coppia con un giudice che non parla l’italiano e che vi ha affossati fin dalla campagna elettorale. Qualche mese di caos e poi di nuovo calvario. Unico sfogo: odiare Berlusconi.

Alla fine, dopo che giudici e scandali vari han fallito, Berlusconi lo han fatto fuori le Banche Europee a colpi di spread, perché avevano bisogno di chiuderci il collare con il MES, e vi siete trovati a vedere i vostri eletti a sostenere un governo Monti che rispondeva al capitale internazionale e nemmeno più a quello nazionale. Insomma, la beffa nella beffa nella beffa.

Finisce anche questa fase, si va alle elezioni, ed ecco che morti di nausea e disillusi come nemmeno una puttana di Saigon durante la ritirata americana, vi mettete di nuovo in coda a votare: Stakanov vi fa nà pippa. La vittoria è sicura, annunciata, si tratta solo di vedere se stavolta, per una cazzo di volta, almeno lo scialbo Bersani troverà una squadra con cui fare alcunché assomigli, anche solo vagamente, a qualcosa di sinistra. E ZAC, arriva Grillo, il populista comico ribellista che pure vi ha donato il sorriso insultando il gran nemico, e vi soffia di nuovo la vittoria. Cioè sì, vince la sinistra (sinistra? Davvero?), ma non ha i numeri per fare un bel niente. E ve li trovate in ginocchio, Vendola e Bersani, a implorare Grillo di fargli fare un governo.

Adesso, come per incanto, il grande nemico Berlusconi sfuma e i riflettori vanno su Grillo. Che dice che non prende i rimborsi elettorali, questi miseri 24 milioni di euro, ma non ha la clausola nello statuto per prenderli, quindi mente. Che i suoi parlamentari si tagliano *solo* 2500 euro al mese, che sarà mai, una finanziaria in meno o in più se conti una intera legislatura.

E intanto i vostri eletti stanno seduti sui loro 48 milioni di rimborso elettorale e sui loro completi stipendi, chiedendo alle famiglie e ai lavoratori di stringere un po’ la cinghia che c’è la crisi. Che c’è da pagare il debito pubblico alle Banche Centrali.

Però, mentre stringete la cinghia e trattenete il vomito, potete cominciare ad odiare Grillo, ora. Sia Repubblica che l’espresso ve ne forniranno tutte le ragioni, nessun problema.


Lo so, vi capisco, è dura.
Ma non vi viene in mente, nemmeno per un istante, che forse davvero quelli che avete votato non vi rappresentano affatto? Che forse l’appartenere a una tribù non basta a giustificare una leadership tanto vergognosa, sfilacciata, incapace, codarda e in ultima analisi inconcludente?
Nemmeno per ipotesi vorreste considerare l’idea che forse questa struttura pachidermica invece di rappresentare le vostre, legittime e condivisibili, istanze, si è fatta i cazzi suoi alla faccia vostra per tutti questi anni, e continua a farseli?

Non è che dopo esservi bevuti 70 anni di panzane, vi viene voglia di voltare pagina?

Un saluto di cuore,
Stefano Re

12
Mar
13

Zero Euro

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Non sono un economista, grazie al cielo, e non posso né voglio entrare nella dialettica specialistica, ma vedo con molto interesse l’idea di testare un ritorno alla sovranità monetaria.

Le mie ragioni sono più “esistenziali” che meramente funzionali: il danaro non esiste. Lo abbiamo creato per facilitare gli scambi e migliorarci la vita.

Nel tempo, attorno a questo concetto teorico si è strutturato un vero e proprio Leviatano che vede nelle Banche Centrali dei guardiani dell’ortodossia e nei gruppi finanziari internazionali dei burattinai, mentre l’individuo medio da un lato non capisce più nulla di queste dinamiche (da dove arriva il danaro? Di chi è? Perché ha un costo? Chi lo paga? Il debito pubblico va ripagato? E a chi?) e dall’altro si ritrova misurato dal danaro stesso in ogni sua espressione: misuriamo in danaro quanto valiamo, quanto siamo realizzati, quanto ci divertiamo, quanto siamo sereni, persino quanto amiamo qualcun altro.

In sostanza, esistiamo secondo un metro di cui ci sfugge ormai sia la natura che la gestione. Credo sia evidente anche al più idiota dei profani che qui il problema è esistenziale: siamo diventati schiavi di uno strumento nato per servirci.


Intervista a Stefano Re su www.weltanschauung.it
Full Interview –> HERE




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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