Archive for the 'Riflessioni' Category



05
Mag
13

Fanculo ai discepoli

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I percorsi evolutivi si basano sulla presa di responsabilità. Un individuo che desideri affrontare le proprie contraddizioni, i propri limiti e farne carburante nella sua crescita, non può che affrontare questi elementi interiormente, da solo. I percorsi guidati di evoluzione sono percorsi vicari, e conducono a evoluzioni prese a nolo. Lo so che è la norma, nel mondo di codardia imperante in cui viviamo (datemi un guru che mi conduca col mantra a trattenere la pipì e scoprirò i limiti della mia libertà), ma se viviamo correndo appresso a smartphone e carriera e confondiamo una partita di calcio con le nostre emozioni un motivo strutturale c’è, direi.

24
Apr
13

Viscida Bandiera

Viscida bandiera

Viscida Bandiera
(hey, è un drabble, mica noccioline)

Loro lo sanno, che non è consensuale. Ma non resistono all’usanza di mettercelo in culo spompinando la struttura. Ogni tribù ha nome, e storia. Chi si fregia di libertà finite in massacri, chi si appoggia alla croce e chi diretto al dio danaro – giovani, un tempo, gonfi di idee. Ora vecchi e disillusi, vogliono solo restare nel gioco, fingere di guidarlo, mettersi comodi alle nostre spalle. Gli ultimi arrivati gridano affanculo sperando di cambiare ogni cosa. Ce la faranno? Faranno peggio?
Intanto, per tutti noi, c’è un solo nome e una bandiera, e quel nome è Vaselina.

Stefano Re – Aprile 2013

24
Mar
13

Tutti i miei peccati

Stefano Re - tutti i miei peccati

Superbia
Sono superbo per gli occhi che ho: sono superbo perché vedo dentro di me e talvolta dentro gli altri e non ho timore di guardarvi a fondo. Sono superbo perché so di prendermi le mie responsabilità per ciò che sono: non devo nascondermi dietro la modestia.
Avarizia
Sono avaro delle mie paure, sono avaro dei miei dolori. Posso regalarne talvolta, ma è solo per vederli più a fuoco nello specchio degli occhi altrui. La mia avarizia è assoluta, completa, e rigogliosa.
Lussuria
Tutto è lussuria per me: godo del piacere, del dolore, persino dell’indifferenza. Godo della paura, della dipendenza, della dannazione e dell’evoluzione, della bellezza e dell’orrore. Il mio piacere è fisico, anche quando è solo un pensiero. Abuso del mio corpo per trarne sensazioni che divoro.
Ira
Io odio senza ritegno: talvolta disciplino la mia rabbia perché avveleni con dolce prudenza, perché avveleni più a fondo e in modo più irreparabile. Godo della mia rabbia: è un frustino che posso usare per spingermi avanti quando lo desidero, trattenere quando voglio avvicinarmi, esplodere quando scelgo che sia tempo di fiamme.
Gola
Non c’è gusto che non abbia assaggiato. Divoro me stesso quanto divoro il mondo, con ingordigia e senza freni. Mi ingozzo di cose deliziose, di veleni e di ciò che più mi ripugna quando lo desidero. Se e quando ho scelto l’ascetismo dalla gola, è stato per gustare anche la privazione. Ed è tutto per celebrare me stesso.
Invidia
Invidio con fatica. Ma capita, perché anche invidiare ha un sapore tutto suo e non mi faccio mancare niente. Invidio chi è felice e chi è infelice, quando lo sono ed io no.
Accidia
Scegliere il nulla, lasciare che il mondo rotoli e che le cose avvengano, stare a guardarle con divertita indifferenza. Sprecare il mio tempo e le mie forze per non fare assolutamente nulla: c’è delizia più prelibata?

Stefano Re  – marzo 2010

13
Mar
13

Lettera aperta ai votanti del PD.

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Sì, lo so, ne avete le palle proprio piene.
Avete creduto in qualche ideale di giustizia, equità e solidarietà più o meno sano e attuabile, preciso o confuso, che ha radici in tempi lontani e che, con tanti sforzi, nel tempo ha cercato di trovare un modo di attuarsi, almeno in parte.
E nel farlo avete accettato di votare turandovi il naso personaggi ambigui, come D’Alema, talvolta incompatibili con ciò che sperate, come Prodi, altre volte semplicemente scialbi, come Bersani, altre volte modernamente plastificati, come Veltroni, o persino umanamente insopportabili, come Rutelli. Avete sopportato un fiorire di simboli vegetali da voltastomaco, un cambiar di nomi e sigle degno di Orwell, un balletto di proposte e indirizzi di riforma mai nemmeno arrivati vicino alla loro attuazione e vi siete piegati a vivere nell’odio feroce contro Berlusconi per annegare la disperazione.

Facciamo insieme un salto indietro: dalla fine della guerra mondiale agli anni ’90 avreste votato il PCI, forse l’ala sinistra della DC, qualcuno di voi forze extraparlamentari e qualcun altro partitini vari, magari repubblicani. Poi è arrivata la Perestrojka, è cascato un muro, di seguito ha preso il via la spazzolata di mani pulite: il Psi e la DC sono diventati fantasmi in agonia e d’improvviso, inaspettatamente, avete vissuto il miraggio di arrivare al governo. Occhetto stava già a cantar vittoria ed ecco che arriva questo tizio, bassotto e sorridente, che scende in politica e vi soffia l’occasione. Amen per Occhetto, inizia il calvario e voi lì a cucinare bile rovente mentre sorbivate il tronfio razzismo leghista, la sdoganatura degli ex-fascisti come forza di governo, il trionfo del potere di corridoio della destra DC.

In vent’anni il nanetto lo avete battuto due volte, vendendo l’anima a un democristiano trafficone e finendo col vedere i vostri eletti litigare ancora prima di essersi seduti al governo. Massima delusione: nemmeno la legge sul conflitto di interessi han fatto, perlomeno per togliervi dalle scatole il NEMICO. No, niente. In chiusura del primo giro, D’Alema però ha mandato caccia italiani a bombardare la Jugoslavia. Qualcuno di voi qui secondo me è svenuto. Il secondo giro ve lo siete fatti in coppia con un giudice che non parla l’italiano e che vi ha affossati fin dalla campagna elettorale. Qualche mese di caos e poi di nuovo calvario. Unico sfogo: odiare Berlusconi.

Alla fine, dopo che giudici e scandali vari han fallito, Berlusconi lo han fatto fuori le Banche Europee a colpi di spread, perché avevano bisogno di chiuderci il collare con il MES, e vi siete trovati a vedere i vostri eletti a sostenere un governo Monti che rispondeva al capitale internazionale e nemmeno più a quello nazionale. Insomma, la beffa nella beffa nella beffa.

Finisce anche questa fase, si va alle elezioni, ed ecco che morti di nausea e disillusi come nemmeno una puttana di Saigon durante la ritirata americana, vi mettete di nuovo in coda a votare: Stakanov vi fa nà pippa. La vittoria è sicura, annunciata, si tratta solo di vedere se stavolta, per una cazzo di volta, almeno lo scialbo Bersani troverà una squadra con cui fare alcunché assomigli, anche solo vagamente, a qualcosa di sinistra. E ZAC, arriva Grillo, il populista comico ribellista che pure vi ha donato il sorriso insultando il gran nemico, e vi soffia di nuovo la vittoria. Cioè sì, vince la sinistra (sinistra? Davvero?), ma non ha i numeri per fare un bel niente. E ve li trovate in ginocchio, Vendola e Bersani, a implorare Grillo di fargli fare un governo.

Adesso, come per incanto, il grande nemico Berlusconi sfuma e i riflettori vanno su Grillo. Che dice che non prende i rimborsi elettorali, questi miseri 24 milioni di euro, ma non ha la clausola nello statuto per prenderli, quindi mente. Che i suoi parlamentari si tagliano *solo* 2500 euro al mese, che sarà mai, una finanziaria in meno o in più se conti una intera legislatura.

E intanto i vostri eletti stanno seduti sui loro 48 milioni di rimborso elettorale e sui loro completi stipendi, chiedendo alle famiglie e ai lavoratori di stringere un po’ la cinghia che c’è la crisi. Che c’è da pagare il debito pubblico alle Banche Centrali.

Però, mentre stringete la cinghia e trattenete il vomito, potete cominciare ad odiare Grillo, ora. Sia Repubblica che l’espresso ve ne forniranno tutte le ragioni, nessun problema.


Lo so, vi capisco, è dura.
Ma non vi viene in mente, nemmeno per un istante, che forse davvero quelli che avete votato non vi rappresentano affatto? Che forse l’appartenere a una tribù non basta a giustificare una leadership tanto vergognosa, sfilacciata, incapace, codarda e in ultima analisi inconcludente?
Nemmeno per ipotesi vorreste considerare l’idea che forse questa struttura pachidermica invece di rappresentare le vostre, legittime e condivisibili, istanze, si è fatta i cazzi suoi alla faccia vostra per tutti questi anni, e continua a farseli?

Non è che dopo esservi bevuti 70 anni di panzane, vi viene voglia di voltare pagina?

Un saluto di cuore,
Stefano Re

12
Mar
13

Zero Euro

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Non sono un economista, grazie al cielo, e non posso né voglio entrare nella dialettica specialistica, ma vedo con molto interesse l’idea di testare un ritorno alla sovranità monetaria.

Le mie ragioni sono più “esistenziali” che meramente funzionali: il danaro non esiste. Lo abbiamo creato per facilitare gli scambi e migliorarci la vita.

Nel tempo, attorno a questo concetto teorico si è strutturato un vero e proprio Leviatano che vede nelle Banche Centrali dei guardiani dell’ortodossia e nei gruppi finanziari internazionali dei burattinai, mentre l’individuo medio da un lato non capisce più nulla di queste dinamiche (da dove arriva il danaro? Di chi è? Perché ha un costo? Chi lo paga? Il debito pubblico va ripagato? E a chi?) e dall’altro si ritrova misurato dal danaro stesso in ogni sua espressione: misuriamo in danaro quanto valiamo, quanto siamo realizzati, quanto ci divertiamo, quanto siamo sereni, persino quanto amiamo qualcun altro.

In sostanza, esistiamo secondo un metro di cui ci sfugge ormai sia la natura che la gestione. Credo sia evidente anche al più idiota dei profani che qui il problema è esistenziale: siamo diventati schiavi di uno strumento nato per servirci.


Intervista a Stefano Re su www.weltanschauung.it
Full Interview –> HERE

05
Mar
13

Dx-Sx

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La mia opinione è che destra e sinistra siano, oggi, soltanto delle forme di controllo delle masse. Le vedo come parametri che in altri contesti hanno avuto ben altri significati, ma che sono state ridotte a tribù simboliche con l’unica motivazione di creare schieramenti e una dialettica totalmente finta, che agli occhi di tutti appaia come “viva democrazia partecipativa” quando si riduce nei fatti a danze della pioggia fatte sul posto.
Io la dittatura a vedo chiara e netta quando qualcuno mai eletto decide che governi debbano esserci, chiamandoli tecnici per chiarire che mica vogliono usurpare nulla, quando poi essi prendono decisioni politiche a tutto spiano. La vedo chiara e netta quando ogni possibilità di fare di qualsiasi governo è sottoposta al ricatto del debito presso Banche che sono private in tutto tranne che nella denominazione. La vedo quando arrivano crisi economiche basate sul nulla e proprio quei funzionari che siedono ai consigli di amministrazione delle Banche o degli enti sovranazionali di tipo finanziario dicono: caspita, ora ci vuole rigore – e lo impongono ovviamente alle stesse masse che intanto, molto tribalmente, continuano a litigare dialetticamente su destra e sinistra.

01
Set
11

Ma no, tu no.

C’è questa vecchia storiella del monaco zen che va a sedersi sulla cima di una montagna e rimane lì immobile a meditare per cinque anni e poi arriva un altro monaco e si siede accanto e dopo un mese si gratta il naso e passano altri due mesi e poi si gratta il naso di nuovo e allora dopo venti giorni il primo gli dice “se sei venuto qui a fare casino puoi anche andartene”. È che mi viene in mente, questa storiella, ogni volta che rifletto sulla possibilità di filarmela, trovarmi una montagna isolata e farne casa casina. Ogni volta che lo dico, qualcuno mi replica hey vengo anche io. Ma che cazzo, allora tanto vale restare qua, no? È sintomatico come il mondo sia così pieno di cose interessanti che oltre un certo margine iniziano a diventare completamente superflue.

26
Ott
09

a Klara

Klara Murnau

Non c’è meraviglia che tu sia sola: è scritto nella tua storia, nei passaggi che prendi dalla vita e fai tuoi, nelle stelle sotto cui sei nata. Cerchi i fili della vita, li annodi con pazienza, li conti e riconti passandoli tra le dita smaltate. Sei il respiro delle città, il profumo delle stagioni che incessanti passano, il suono di un pianoforte nel pomeriggio assolato. Sei la guida dei mille sorrisi, le molte parole che curano l’esistenza da se stessa, il setaccio che passa i minuti della vita cercando pietre preziose. Sei la guardia alla ridotta che dà sul nulla, il faro al limite dell’oceano, il cartello che recita fine del territorio esplorato.
Tu sei ciò che rimane.

Stefano Re © Ottobre 2009

14
Set
09

A voce bassa

Carezzo il tuo volto, mentre riposi nell’ombra delle mie spalle, liscio i tuoi capelli sulla punta delle dita, sfiorandoli appena, per non disturbare il tuo sonno, sfioro le tue gambe con le mie, le spingo dolcemente, la pelle contro la pelle, perché il calore passi da me a te e da te a me e non smetta mai di passare.
Bacio i tuoi occhi chiusi, perché i miei baci entrino nei tuoi sogni e li scaldino, gentilmente però, come acqua di fiume che defluisce nel mare, dolce e salato che si mescolano, lacrime e saliva. Cerco il tuo odore sulla pelle, lo faccio mio, lo porto con me.

A voce bassa, sussurro il mio amore nella culla della notte, quando sei così vicina, quando sei così lontana.

Stefano Re © settembre 2009

13
Set
09

Le macine girano

Le macine girano, gli ingranaggi scattano, le ruote solcano il terreno sul loro asse e portano avanti il mondo e la mia vita, senza fermarsi. Non si fermano se lo sussurri, non si fermano se lo chiedi, non si fermano se lo ordini e neppure se lo preghi. Quel che resta indietro è tanto e a volte è ingiusto ma non puoi farci nulla tranne restare a guardare con occhi tristi tutto il tempo, tutto lo spazio che non hai avuto per vivere ciò che speravi – il tuo desiderio più grande – rimane indietro.
E col sole sulla testa e le bandiere che sventolano sulla tua carrozza getti uno sguardo alle spalle e non trovi più quel che ricordavi ma altro. Dov’era lo steccato che hai saltato con tanta fatica e paura ora c’è solo una striscia scura, indistinguibile dalle fila dorate di grano che confondono lo sguardo – dov’erano le parole che hai letto e sussurrato mentre chiudeva gli occhi sul tuo petto ora c’è solo il murmure di un fiume senza nome, che scorre verso un oceano mare che nemmeno vedrai – dov’era il calore delle terme che ti hanno carezzato di sogni c’è solo una macchia grigia che potrebbe essere un sasso, una stalla, un’ombra, qualsiasi cosa – qualsiasi cosa.
E se tutto scorre in te, scivola via anche il sogno come rena tra le dita, scivola via e ti lascia leggero, quasi trasparente, in attesa di colori che ti riempiano gli occhi.

Promettimi, promettilo: non sarai un ricordo. La vita non è un ricordo. La vita ha bisogno di carne e sangue e merda per esserci davvero.

Prometti, ora.

Stefano Re © settembre 2009




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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