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Lettera aperta ai votanti del PD.

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Sì, lo so, ne avete le palle proprio piene.
Avete creduto in qualche ideale di giustizia, equità e solidarietà più o meno sano e attuabile, preciso o confuso, che ha radici in tempi lontani e che, con tanti sforzi, nel tempo ha cercato di trovare un modo di attuarsi, almeno in parte.
E nel farlo avete accettato di votare turandovi il naso personaggi ambigui, come D’Alema, talvolta incompatibili con ciò che sperate, come Prodi, altre volte semplicemente scialbi, come Bersani, altre volte modernamente plastificati, come Veltroni, o persino umanamente insopportabili, come Rutelli. Avete sopportato un fiorire di simboli vegetali da voltastomaco, un cambiar di nomi e sigle degno di Orwell, un balletto di proposte e indirizzi di riforma mai nemmeno arrivati vicino alla loro attuazione e vi siete piegati a vivere nell’odio feroce contro Berlusconi per annegare la disperazione.

Facciamo insieme un salto indietro: dalla fine della guerra mondiale agli anni ’90 avreste votato il PCI, forse l’ala sinistra della DC, qualcuno di voi forze extraparlamentari e qualcun altro partitini vari, magari repubblicani. Poi è arrivata la Perestrojka, è cascato un muro, di seguito ha preso il via la spazzolata di mani pulite: il Psi e la DC sono diventati fantasmi in agonia e d’improvviso, inaspettatamente, avete vissuto il miraggio di arrivare al governo. Occhetto stava già a cantar vittoria ed ecco che arriva questo tizio, bassotto e sorridente, che scende in politica e vi soffia l’occasione. Amen per Occhetto, inizia il calvario e voi lì a cucinare bile rovente mentre sorbivate il tronfio razzismo leghista, la sdoganatura degli ex-fascisti come forza di governo, il trionfo del potere di corridoio della destra DC.

In vent’anni il nanetto lo avete battuto due volte, vendendo l’anima a un democristiano trafficone e finendo col vedere i vostri eletti litigare ancora prima di essersi seduti al governo. Massima delusione: nemmeno la legge sul conflitto di interessi han fatto, perlomeno per togliervi dalle scatole il NEMICO. No, niente. In chiusura del primo giro, D’Alema però ha mandato caccia italiani a bombardare la Jugoslavia. Qualcuno di voi qui secondo me è svenuto. Il secondo giro ve lo siete fatti in coppia con un giudice che non parla l’italiano e che vi ha affossati fin dalla campagna elettorale. Qualche mese di caos e poi di nuovo calvario. Unico sfogo: odiare Berlusconi.

Alla fine, dopo che giudici e scandali vari han fallito, Berlusconi lo han fatto fuori le Banche Europee a colpi di spread, perché avevano bisogno di chiuderci il collare con il MES, e vi siete trovati a vedere i vostri eletti a sostenere un governo Monti che rispondeva al capitale internazionale e nemmeno più a quello nazionale. Insomma, la beffa nella beffa nella beffa.

Finisce anche questa fase, si va alle elezioni, ed ecco che morti di nausea e disillusi come nemmeno una puttana di Saigon durante la ritirata americana, vi mettete di nuovo in coda a votare: Stakanov vi fa nà pippa. La vittoria è sicura, annunciata, si tratta solo di vedere se stavolta, per una cazzo di volta, almeno lo scialbo Bersani troverà una squadra con cui fare alcunché assomigli, anche solo vagamente, a qualcosa di sinistra. E ZAC, arriva Grillo, il populista comico ribellista che pure vi ha donato il sorriso insultando il gran nemico, e vi soffia di nuovo la vittoria. Cioè sì, vince la sinistra (sinistra? Davvero?), ma non ha i numeri per fare un bel niente. E ve li trovate in ginocchio, Vendola e Bersani, a implorare Grillo di fargli fare un governo.

Adesso, come per incanto, il grande nemico Berlusconi sfuma e i riflettori vanno su Grillo. Che dice che non prende i rimborsi elettorali, questi miseri 24 milioni di euro, ma non ha la clausola nello statuto per prenderli, quindi mente. Che i suoi parlamentari si tagliano *solo* 2500 euro al mese, che sarà mai, una finanziaria in meno o in più se conti una intera legislatura.

E intanto i vostri eletti stanno seduti sui loro 48 milioni di rimborso elettorale e sui loro completi stipendi, chiedendo alle famiglie e ai lavoratori di stringere un po’ la cinghia che c’è la crisi. Che c’è da pagare il debito pubblico alle Banche Centrali.

Però, mentre stringete la cinghia e trattenete il vomito, potete cominciare ad odiare Grillo, ora. Sia Repubblica che l’espresso ve ne forniranno tutte le ragioni, nessun problema.


Lo so, vi capisco, è dura.
Ma non vi viene in mente, nemmeno per un istante, che forse davvero quelli che avete votato non vi rappresentano affatto? Che forse l’appartenere a una tribù non basta a giustificare una leadership tanto vergognosa, sfilacciata, incapace, codarda e in ultima analisi inconcludente?
Nemmeno per ipotesi vorreste considerare l’idea che forse questa struttura pachidermica invece di rappresentare le vostre, legittime e condivisibili, istanze, si è fatta i cazzi suoi alla faccia vostra per tutti questi anni, e continua a farseli?

Non è che dopo esservi bevuti 70 anni di panzane, vi viene voglia di voltare pagina?

Un saluto di cuore,
Stefano Re


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Stefano Re

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