01
Set
11

E tutta quella neve

È andata così.
Da ragazzino capitava spesso: gita in montagna, neve e quindi sciare che lo sport ah lo sport è un toccasana per la crescita, dicono. E così spesso capitava: sci, scarponi, sciolina, attacchi, skilift, cartellino scemo attaccato alla fibbia della giacca a vento e grossi occhialoni con le lenti gialle.
Ma adesso tutto questo tralasciamolo, che voglio raccontarvi di come ho smesso.
Ero in coda, con tutti gli altri, a muovere i piedi a papera come una donna incinta cercando di evitare di posare il prolungamento legnoso e plastico dei miei piedi sul prolungamento legnoso e plastico dei piedi degli altri codisti, che sennò erano graffi e litigate, e la mia testa come sempre fa s’è messa a vagare di suo. Vagava, la mia testa, e mi son visto proprio com’ero, infagottato in piumini e pail con le labbra bianche di protettivo ad avanzare come nonna papera incinta verso lo skilift. E continuavo a vedermi, mentre un poveraccio spinzettava un buchetto nel cartoncino appesa alla zip della mia piumata coperta e io acchiappavo al volo con grossi guanti gommosi un cerchietto di plastica a imbuto infilandomelo allegramente tra le chiappe per poi venirne trascinato su su su lungo il pendio innevato. E mi osservavo ancora mentre salivo così, con attaccati ai piedi due pezzi di legno e plastica ancorati alle più grosse scarpe di plastica rigida imbottita che si possano usare su questo pianeta, su su coll’imbuto nel culo per arrivare in alto, dove poi la mia fervida mente mi vedeva già pronto a sciabordare a zig zag – ma anche dritto come un fuso a tratti, sfidando il nevischio sottile che punge qualche scorcio di pelle rimasto esposto, solo per raggiungere di nuovo una spianata dove fermarsi con eleganza per rimettermi in coda giocando a nonna papera. E mi son detto: ma che cazzo sto facendo?
Quando sono arrivato in cima alla pista ho sganciato gli sci, me li sono messi in spalla e sono sceso a piedi, ridendo. Non ho più sciato.


4 Responses to “E tutta quella neve”


  1. 1 Marco
    17 aprile 2012 alle 13:36

    Beh sì, tecnicamente non è sbagliato quello che dici.
    Ma se ci fai caso un po’ tutta la vita è così.

    La differenza sta nel fatto che a sciare non ti obbligano.

    Allora metti che passeggi in montagna o in città: viaggio in auto, traffico, parcheggio, uscire, camminare, ritornare all’auto, traffico, casa. Hmmm: perché non restare direttamente a casa?

    Nuoto in piscina: andare, pagare, spogliarsi, mettersi il costume, nuotare avanti e indietro in una specie di circolo vizioso, e poi doccia, cambiarsi, ritornare a casa.

    E’ chiaro che si possono fare molti esempi del genere.

    Ma forse sto perdendo tempo?

  2. 2 Stefano Re
    20 aprile 2012 alle 00:18

    Tutta la vita di chi non sceglie di vivere è così.
    Io non passeggio, non vado in città per seguire rotte programmate. Quando esco dalla mia tana è per vivere avventure – piccole o grandi – che non so dove iniziano né dove finiranno.

    • 3 Marco
      20 aprile 2012 alle 00:44

      Sì ecco, erano appunto esempi.
      Qualunque attività non realmente vissuta ha quell’aspetto.
      Per me per esempio il calcio è un’incomprensibile susseguirsi di calci a una sfera.
      Le avventure di cui parli sono tali per come le vivi. E vivere intensamente qualcosa non dipende molto dalla cosa stessa, ma da cosa si prova nel farlo. A me basta passeggiare vicino a casa mia e osservare il cielo o ascoltare musica per provare un’esperienza appagante. Certo non è il massimo che si possa desiderare, e certo non mi accontento solo di questo.
      Hai un tuo modo speciale di intendere ciò vale e ciò che non vale. E va benissimo.
      Rileggendo il tuo post e il mio commento, deduco che quel che mi ha spinto a scrivere è la percezione di una chiara critica verso lo sci. Magari mi sbaglio.
      E’ chiaro che quel tipo di sci non ha niente di avventuroso. Infatti io quando vado a sciare non cerco avventura.
      Per la verità non la cerco mai. Pero’ mi piace farlo, una o due volte all’anno. E scio da così tanti anni che ovviamente anche io ho pensato le cose che tu hai detto. Tuttavia lo sci continua a piacermi. E quello che provo io sciando non ha niente a che fare con la descrizione dello sci che hai dato tu. Ne faccio un’esperienza interiore che giustifica anche la sopportazione di alcuni aspetti fastidiosi come le code (che cerco comunque di evitare). E dei graffi agli sci chi se ne infischia?

      • 4 Stefano Re
        20 aprile 2012 alle 04:11

        L’avventura è negli occhi di chi la vive. Quel che conta è non accontentarsi dei binari, non provare piacere o dolore a comando di un sistema senza volto né anima in cui esisti solo nel riquadro che ti viene disegnato addosso. Non ho nulla contro lo sci, ma se così fosse sarebbe solo un mio gioco – mio, come tutto ciò che attuo.


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Stefano Re

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