Archivio per 11 settembre 2009

11
Set
09

nero come il cielo (ritratto di un omicida)

La notte che sale velenosa, strisciando lungo i muri e arrampicandosi sui lampioni fino ad accenderli, apre la caccia. Passeggiano, profughi della vita dal sesso incerto; affollano l’asfalto battuto dai neon. Sogni di sangue che si rincorrono nei labirinti del suo stomaco, si muove cauto, sfiorando il selciato leggero e veloce. Squalo nel suo acquario, insegue traiettorie infinite e letali. Con occhi ciechi alla vita, accesi sul mondo disperato disegna trame feroci sui corpi in vendita: quei capelli colorati di fumo, che brucino. Quel sorriso dipinto di sangue, esploda in frammenti d’osso. E il rumore dei denti, l’urlo silenzioso ed eterno di orbite scavate con un cacciavite. Gusta i suoi incubi segreti come fragole mature, le labbra pallide e ferme di un segnale piatto sul monitor. Con occhi ciechi alla vita, preda il suo mondo.
Non si fermerà mai, perché la sua fame divora se stessa.

Stefano Re ©Marzo 2007

11
Set
09

shining

Raramente un film eguaglia la capacità evocativa e il fascino del libro da cui il soggetto è tratto, ma quando il regista è uno Stanley Kubrick al suo meglio e nel cast figura un calibro come Jack Nicholson, il miracolo si può compiere – ed è esattamente ciò che è avvenuto con questo stupendo film dell’orrore.

Jack Torrance, aspirante scrittore attualmente disoccupato, accetta quello che pare un ottimo lavoro stagionale: fare il custode dell’hotel Overlook durante la chiusura invernale. Un lavoro relativamente semplice, che consta nel mantenere attivi i sistemi vitali dell’albergo per evitare che vengano danneggiati dal gelo durante il lungo e rigido inverno sulle montagne. Ciò che rende quel lavoro poco appetibile è il senso di forte isolamento che si può provare passando mesi in un simile eremo – uno stress che ha portato il custode precedente a massacrare la sua famiglia e suicidarsi. Per nulla spaventato da questo precedente, anzi fidando sull’isolamento e la tranquillità per scrivere un romanzo, Jack condurrà sua moglie Wendy e suo figlio Danny nell’hotel e in loro compagnia affronterà l’inverno. Ma fin dal principio inquietanti segnali recepiti anzitutto dal giovanissimo e sensitivo (dotato dello “shining”) Danny, mostreranno in un crescendo di tensione il vero volto dell’albergo e dei suoi abitatori.

Se Qualcuno volò sul nido del cuculo ha lanciato Jack Nicholson è stato Shining a mostrarne la più caratteristica e intensa delle interpretazioni. Kubrick porta letteralmente a spasso lo spettatore lungo i corridoi dell’hotel, premessa all’ingresso nei labirinti che lo attendono nel giardino e nella mente, in una passeggiata tutt’altro che rilassante. Questo film è forse unico nel suo genere, poiché mai, né prima né in seguito, l’horror ha raggiunto livelli tanto elevati di qualità nella regia, nella recitazione e nelle atmosfere. Benché il sangue scorra letteralmente a fiumi, non è – come in fin troppi film dell’orrore – un escamotage per nascondere buchi narrativi o carenze del soggetto né tantomeno per mascherare assenza di spessore o di intensità dei personaggi. Al contrario, qui il sangue celebra recitazioni di altissimo livello, su un soggetto che starebbe in piedi anche senza una goccia rossa e su dialoghi che insinuano lentamente ma inesorabilmente lo spettatore lungo il percorso di una follia incalzante.

Capace di tenere inchiodato alla sedia e dare i brividi anche allo spettatore più smaliziato, Shining supera regolarmente il confronto con ogni altro film dell’orrore anche a trent’anni dalla sua uscita sul grande schermo.

SCHEDA
Shining
regia di Stanley Kubrick, anno 1980.
Personaggi e interpreti:
Jack Nicholson – Jack Torrance
Shelley Duvall – Wendy Torrance
Danny Lloyd – Danny Torrance
Scatman Crothers – Dick Hallorann

11
Set
09

il calore di un fiocco di neve

L’attenzione nel dosare il passo, nel posare un bicchiere sul tavolo o una forchetta nel piatto. L’acuta consapevolezza dello strillare della plastica mentre si pescano popcorn o patatine, del tossire del pavimento quando si sposta una sedia o si chiude un’antina in modo brusco. Mentre tutti affollano di parole inutili e invadenti quel che basta un gesto o uno sguardo, un sorriso o una smorfia a cantare in modo così completo.

La domanda che ti accompagna radente alle pareti e sulla punta delle dita: è rispetto o disprezzo verso il mondo che riempie di chiasso e parole il vuoto in cui naviga? Tutto quel rumore, solo per dichiarare d’esser vivi, quando sai – e so – che la vita è altrove, e va semmai tutelata dalla cura, carezzata dal silenzio. Perché non è nell’urto di un timpano altrui che esistiamo davvero, ma nel soffice e attento risuonare del cuore.

Il messaggio, che dice ESISTO, in uno spazio che scivola leggero per scelta: qui ritrovo, il tuo vivo abbraccio silenzioso.

Ti riconosco nella tua vigilanza, nella tua imbarazzata ritrosia, nella tua cura, persino sotto la passione che brucia. Nel caldo silenzio del mio cuore, bacio i tuoi passi.

Stefano Re ©Dicembre 2008




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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