Archivio per 10 settembre 2009

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Set
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La morte di dio

Violentarsi è parte dell’evoluzione in cui incorriamo. Io lo ho fatto da quando sono nato, è un rito, una celebrazione del superamento.

Ho scritto altre volte che dio è morto: è morto guardandoci. Ha visto che cosa aveva fatto, nello specchio traverso in cui ciò che è riflesso si scambia di posto con ciò che osserva il riflesso.

La morte di dio è un momento sempre drammatico: amore, luce, bontà, giustizia, tutto ciò che necessita di un opposto per avere completezza, si perdono nelle nebbie insanguinate del dubbio che trova conferma, della disillusione, della presa di coscienza che dio era soltanto una nostra necessità. L’alibi per esistere. Senza chi guarda nello specchio, cos’è un riflesso?

Spesso, chi vede morire il suo dio si dedica a un satana, così come chi vede morire l’amore all’odio. Ma non ci si mette poi molto a capire che se dio è inutile, lo è anche il suo opposto.

Il punto di arrivo di questo processo, che poi è solo la partenza di quello successivo, è arrivare a sentire, e dunque ad essere, senza questi punti di riferimento.

Resta ciò che sei: senza alibi, senza rete, senza giudizio. Puoi sopportarlo? Questa è la tua scommessa: puoi essere ciò che sei?

Di lì in poi, il potere non ha più importanza: c’è per quello che ti occorre, come tutto il resto. Dolore, piacere, crudeltà, compassione, verità e menzogna: resta tutto dov’è, nelle tue mani, nei tuoi occhi.

E’ solo quando accetti di non avere alcuno scopo, di non avere alcuna direzione, che trovi il tuo ruolo, la tua direzione. E’ il momento in cui coincide ciò che puoi, ciò che vuoi, ciò che sei.

Tu, sei il tuo destino.

Stefano Re ©2007




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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