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La morte in video

“È buffo come i colori del mondo reale sembrino veri soltanto quando li guardi sullo schermo”, parola di Alexander De Large, sano giovanotto dedito all’ultraviolenza. Manco a dirlo, sta parlando di sangue, botte, stupri. E della morte.
È ancora Alex, nostro affezionatissimo, a usare tante volte il termine “snuff it” quando vuol dire “fallo, uccidi”. Snuff, letterale: spegnere di una candela. Snuff Movies: filmare lo spegnersi di una vita, per venderlo ad occhi ricchi e malati.

Se ne sono raccontate, sul mercato dello snuff. Leggende metropolitane o atroce realtà? Partiamo dalle leggende: molti film, talvolta con nomi che contano: Paul Schrader nel 1979 in Hardcore spedisce un disperato George Scott a caccia della figlia perduta nei labirinti mostruosi della morte in diretta. Joel Schumacher ha mandato Nicolas Cage a cercare giustizia nell’orrore delle torture fino alla morte in 8MM. Fin qui è descrivere un sottobosco verosimile di disperati e criminali. Ed ora arriva Vacancy, Kate Beckinsale in vacanza all’inferno in un motel pieno di telecamere in attesa di filmare la sua morte. Stesso gioco improbabile del mattatoio di My Little Eye. Adolescenti reclutati in internet per un grande fratello riservato ai ricconi che scommettono chi morirà per ultimo: appena più orrendo della versione ordinaria. Filosofia Snuff in Carpenter’s Cigarette Burns: nessun taglio nelle riprese, spiegano. Vedi tutto: teste mozzate in unica ripresa.

E qui passiamo alla realtà: giusto un paio di esempi. Dmitri Kuznetsov, ex meccanico russo dedicatosi agli snuff movies pedopornografici. Intercettato dalla polizia, con un nostro connazionale in linea: “che cosa vuoi vedere?” la risposta: “Voglio vederli morire”. Centinaia di video con bambini torturati a morte. Leonard Lake e Charles NG, serial killer, sotto un ranch in California filmavano sevizie fino alla morte delle loro vittime, per il mercato snuff. Due poliziotti han vomitato visionando quelle prove.
E c’è chi è disposto a pagare.

Abbastanza per ripensare alla pena di morte? Magari senza filmare l’esecuzione però: Saddam appeso: lo trovate nell’ultimo sequel di Faces of Death, è un mercato legale.
Giudicate voi.

Stefano Re per Vanity Fair, 2007


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Stefano Re

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