Archivio per 7 settembre 2009

07
Set
09

La morte in video

“È buffo come i colori del mondo reale sembrino veri soltanto quando li guardi sullo schermo”, parola di Alexander De Large, sano giovanotto dedito all’ultraviolenza. Manco a dirlo, sta parlando di sangue, botte, stupri. E della morte.
È ancora Alex, nostro affezionatissimo, a usare tante volte il termine “snuff it” quando vuol dire “fallo, uccidi”. Snuff, letterale: spegnere di una candela. Snuff Movies: filmare lo spegnersi di una vita, per venderlo ad occhi ricchi e malati.

Se ne sono raccontate, sul mercato dello snuff. Leggende metropolitane o atroce realtà? Partiamo dalle leggende: molti film, talvolta con nomi che contano: Paul Schrader nel 1979 in Hardcore spedisce un disperato George Scott a caccia della figlia perduta nei labirinti mostruosi della morte in diretta. Joel Schumacher ha mandato Nicolas Cage a cercare giustizia nell’orrore delle torture fino alla morte in 8MM. Fin qui è descrivere un sottobosco verosimile di disperati e criminali. Ed ora arriva Vacancy, Kate Beckinsale in vacanza all’inferno in un motel pieno di telecamere in attesa di filmare la sua morte. Stesso gioco improbabile del mattatoio di My Little Eye. Adolescenti reclutati in internet per un grande fratello riservato ai ricconi che scommettono chi morirà per ultimo: appena più orrendo della versione ordinaria. Filosofia Snuff in Carpenter’s Cigarette Burns: nessun taglio nelle riprese, spiegano. Vedi tutto: teste mozzate in unica ripresa.

E qui passiamo alla realtà: giusto un paio di esempi. Dmitri Kuznetsov, ex meccanico russo dedicatosi agli snuff movies pedopornografici. Intercettato dalla polizia, con un nostro connazionale in linea: “che cosa vuoi vedere?” la risposta: “Voglio vederli morire”. Centinaia di video con bambini torturati a morte. Leonard Lake e Charles NG, serial killer, sotto un ranch in California filmavano sevizie fino alla morte delle loro vittime, per il mercato snuff. Due poliziotti han vomitato visionando quelle prove.
E c’è chi è disposto a pagare.

Abbastanza per ripensare alla pena di morte? Magari senza filmare l’esecuzione però: Saddam appeso: lo trovate nell’ultimo sequel di Faces of Death, è un mercato legale.
Giudicate voi.

Stefano Re per Vanity Fair, 2007

07
Set
09

Donnie Darko

Uno degli aspetti che maggiormente apprezzo nel cinema è quando è in grado di superare la barriera dello schermo e coinvolgere davvero lo spettatore. Non parlo semplicemente delle emozioni: quelle sono il livello minimo che un buon film dovrebbe trasmettere. Parlo della capacità del film di blandire, guidare, magari intrappolare lo spettatore in un gioco di specchi in cui il film non sia più, solamente, un passatempo passivo. Ci sono pochi film in grado di ottenere davvero simili risposte dallo spettatore, e uno di essi è certamente Donnie Darko. Il film criptico non è necessariamente un buon film: alcuni film semplicemente non hanno senso, o ne hanno ma è irraggiungibile. Donnie Darko appartiene invece alla categoria del film che offre delle tracce di interpretazione, in modo più o meno onesto, e lascia poi lo spettatore a scegliere se e in che misura rompercisi la testa. E davvero di rompicapo si tratta, coinvolgendo teorie sulla struttura del tempo e dello spazio, universi paralleli, azzardate nomenclature e un complicato, radicale riassetto della logica narrativa.

Una colonna sonora fresca e classica al tempo stesso, perfettamente integrata nella vicenda; l’uso del montaggio che sottolinea i cambi di regime del tempo narrativo; una sapiente scelta degli attori e delle immagini; una ottima fotografia e dei dialoghi strepitosi circondano e abbracciano la narrazione, condendo il film di un piacevole gusto di denuncia delle ipocrisie e della rigidità mentale imperante senza scadere nel “genere” e parimenti senza dare l’impressione d’essere soltanto cosmesi. I personaggi hanno un loro spessore, le prove di recitazione sono sopra la media. Tra i tanti ho trovato un ottimo Noah Wyle, cresciuto assai bene nel suo pronto soccorso; un convincente Patrick Swayze nei panni assai scomodi del predicatore segretamente pedofilo; una piacevole Drew Barrymore e un Jake Gyllenhaal assai promettente, che attendo di vedere fuori dalla felpa e senza sorriso imbambolato prima di sbilanciarmi troppo. Un film a più letture quindi, e tutte a semaforo verde, tanto nella sua struttura quanto nei suoi contenuti, primari, tangenti e trasversali che siano.

Che si tratti di una raffinata operazione commerciale, o se sia sperimentazione d’avanguardia – coraggiosa espressione artistica o sornione calcolo pubblicitario, di sicuro è un progetto ambizioso, ben curato, pungente ed efficace. Plauso a Richard Kelly, alla prima prova col lungometraggio. Promosso a pieni voti.

SCHEDA
Donnie Darko
regia di Richard Kelly, anno 2001.
Personaggi e interpreti:
Jake Gyllenhaal – Donnie Darko
James Duval – Frank
Patrick Swayze – Jim Cunningham
Jena Malone – Gretchen Ross
Noah Wyle – Prof. Kenneth Monnitoff
Drew Barrymore – Karen Pomeroy

–> Donnie Darko su IMDB [eng]




Stefano Re

Questo Blog raccoglie racconti, riflessioni, illazioni, delazioni e deliri di Stefano Re.

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