12
Ago
09

Nuvole di Drago

C’era un monaco nel deserto, che sognava il sapore delle nuvole di drago. Sai quegli antipasti assurdi che servono sempre nei ristoranti cinesi? Quelli che sembrano polistirolo pucciato nella frittura di polpa di granchio. Fanno un po’ schifo in genere, ma quel monaco non poteva toglierseli dalla mente. Guardava le dune, la sabbia vuota e infinita che aveva appreso rappresentare la sua anima in cerca, e pensava con dolce struggimento alle nuvole di drago.
Non che non si rendesse conto che avrebbe dovuto riempirsi il cuore di pensieri più evoluti, come ad esempio cercare dio e il suo volere nelle foglie delle palme dell’oasi in cui viveva, o nel volo lontano degli stormi di uccelli migratori che ogni stagione vedeva passare, lassù, nel cielo sgombro di ogni nube e infuocato dal sole. Eppure, la sua mente dispettosa tornava sempre alle nuvole di drago.

Guardava la sabbia vuota, che però non era più vuota. C’era un puntino, lontano tra le dune, che avanzava lentamente. Il monaco lo osservò pensieroso, poi tornò ad occuparsi delle faccende giornaliere. Sopravvivere in un’oasi è un lavoro a tempo pieno. Quando il mattino fu trascorso e il pomeriggio arrivò a bruciare tutto, il puntino aveva gambe e braccia e continuava ad avanzare. Il monaco preparò un giaciglio nella capanna, perché l’ospitalità è la prima regola che seguiva. Non capitava spesso di poter accogliere qualcuno, e i segni del divino volere non vanno mai accolti a mani vuote.

L’uomo giunse all’oasi a tarda sera. Il freddo del deserto stava già calando e il monaco avvolse una coperta sulle spalle del suo ospite e gli offrì datteri e frutta. Alla luce della luna guardò i suoi occhi e vide che erano pieni di storia e di febbre. L’ospite osserva a il deserto come si guarda un nemico, il deserto non gli restituiva alcuna attenzione. Non parlarono, perché non ve ne era bisogno alcuno, e quando furono stanchi della notte si coricarono nella capanna.

Ma il sonno tardava e il monaco decise di uscire a respirare l’odore della notte. Mentre osservava il niente che non aveva confini nel nero che ricopriva il cielo e la terra, sentì il desiderio impellente e furioso delle nuvole di drago. Aveva mani forti, il monaco, abituate a spezzare rami e costruire con la pietra. Così rientrò silenziosamente nella capanna e strangolò il suo ospite.
Poi, preparò il fuoco.

Il giorno seguente, negli occhi del monaco c’era molta più storia. Nella sua bocca, un vago sapore di nuvole di drago.
Coscienzioso, rassettò i giacigli e si dedicò alle sue incombenze quotidiane.

Stefano Re © 2007

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Stefano Re

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