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Come scrivere bene

Lettera aperta a forumisti, bloggatori e scrittori vari di Stefano Re
Note di Umberto Eco

Non che vi ritenga allocchi, ma vorrei allettarvi con un’altra lieta letterina1.

L’intento del thread non sottintende che credo che a voi piace2 un uso errato della lingua italiana, ad esempio dei congiuntivi, ma ogni scarafone è bello a mamma sua3, per cui è facile che si sottenda peraltro erroneamente un’ipotesi di accusa d’approssimazione di incongruenza sintattico & stilistica4-5. Del resto (quando poi si legge con serietà un post faceto) diventa chiaro che (sebbene per malinteso senso del dovere) si possa replicare (magari di fretta, al mattino presto come diceva Carlotta ai suoi amici di spessore)6 in modo … un poco … accurato …7 ma non per “questo” meno “comprensibile” almeno “ai più”8. Poi ovvio, tutti quanti leggono in fretta, gli uomini più delle donne e i neri hanno il ritmo nel sangue9, ma ogni thread ha un suo spin che ovviamente diventa trend a scapito dell’understandment generale10. Come diceva Filippo Marconi nel suo noto trattato di frenologia “si sa dove si parte, non si sa dove si arriva”11.

Eccerto che non tutti i topi corrono dietro al formaggio, ma la fame è sempre la fame. Nel senso che anche se ogni topo ha fame a modo suo, la tensione verso il cibo (in questo caso il formaggio) diventa irresistibile oltre un dato limite e tutto sommato nessun labirinto può impedire la ricerca di ciò di cui si ha bisogno, come nel caso del topo, il formaggio, nel labirinto12-13. Che cazzo! Direte voi, e porca troia avete anche ragione, con tutta questa merda di regole da deficienti ci si rompe i coglioni anche solo a scrivere una qualsiasi stronzata14.

Ciononostante, è esattamente poco oltre il limite vago ma preciso di cui parlo prima e anche oltre che secondo me sta esattamente il punto, più o meno15. Ma questa stramaledettissima litote che cosa non è di preciso?16

Digressione. Scusate. Proseguo.17

Fatto sta che uno posta un briciolo di umorismo semantico in un forum e subito legge repliche come fosse spuntato un fungo velenoso sulla visiera di un astronauta18: non voglio offendere però, nessuno, con queste parole19. Anche se mi verrebbe da dire; smettiamola con questo stillicidio: proviamo a leggere con semplicità: cantiamo tutti insieme e diciamo; ascoltaci o signore20. Io per primo lo riconosco, basta un soffio ad annà dal core poi c’é se pija gusto e che te caschi er culo se non te ‘riva no’ zero paccato21. Però un post ben scritto è un post che alliscia le piume anche al più ardito dei lettori22, non credete? Secondo voi non è così? Potreste giurarci? Ne avete almeno qualche prova?23

Poi anche il fatto di scrivere poco o tanto, tantissimo o pochissimo – magari spezzettando le frasi o ripetendole inutilmente quando già è chiaro cosa si sta esprimendo – diventa facilmente una inutile forma di narcisismo esasperato ed esasperante che per quanto anche pur mediamente piacevole nella forma rischia di sminuire tanto la facilità di lettura quanto – e forse anche più – lo stesso concetto espresso, se ripetuto e peggio che peggio inutilmente sottolineato, di nuovo24.

Pero’ almeno sugl’accenti occorrerebbe un pò piu’ di cautela, senno’ chi legge un fastidio lò approva.25

Un’altro 26 importante aspetto dello scrivere è l’ortogranfia27! Vabbene che nei films28 si parla e non si scrive ma anche la popolarità ha dei limiti! Ho visto code (che voi umani…) solo per sbirciare le tette a Idda Iespika, ed Enzo Gregghio pare una star! Non dico Elroi o Emminghway ma leggetevi almeno Pennak oppure Palaniuch 29 se volete imparare a scrivere! Si può citare sempre da chi sa scrivere bene (e qui non pochi copiano le idee da scrittori di indubbia fama come il creatore del Nome della Rosa)30, ma fin dal principio devo dirvi in sincerità che fate cagare31. Poi gli erori! Gl’errori di scritutra! Malmeno rielgete quadno scrivette no!?32 Manco da nominare  l’uso di forme astruse, desuete, inusitate33

o gli accapo

che non c’entrano

niente.34

A nostro35 vedere comunque non è tanto lo scrivere male che provoca il leggere male quanto prima nascondere la mano e poi questa pietra chi la lancia?36 Se tutti conoscono le regole dello scrivere, è ovvio che poi gli errori non si contino più.37

Memento audere semper, vabbé, sì il coraggio, ma quantunque illibato, anche un modo di dire laudato e incensato resta sempre una repetitia, che pure iuvat ma stucca.38

Senza contare poi.39-40

Stefano Re
(note di Umberto Eco)

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno,
non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.


1 Response to “Come scrivere bene”


  1. 10 agosto 2009 alle 17:21

    alla fine il gioco poteva anche esser carino ma io non lo saprò mai perché la letterina era illeggibile 🙂


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Stefano Re

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