
È andata così.
Da ragazzino capitava spesso: gita in montagna, neve e quindi sciare che lo sport ah lo sport è un toccasana per la crescita, dicono. E così spesso capitava: sci, scarponi, sciolina, attacchi, skilift, cartellino scemo attaccato alla fibbia della giacca a vento e grossi occhialoni con le lenti gialle.
Ma adesso tutto questo tralasciamolo, che voglio raccontarvi di come ho smesso.
Ero in coda, con tutti gli altri, a muovere i piedi a papera come una donna incinta cercando di evitare di posare il prolungamento legnoso e plastico dei miei piedi sul prolungamento legnoso e plastico dei piedi degli altri codisti, che sennò erano graffi e litigate, e la mia testa come sempre fa s’è messa a vagare di suo. Vagava, la mia testa, e mi son visto proprio com’ero, infagottato in piumini e pail con le labbra bianche di protettivo ad avanzare come nonna papera incinta verso lo skilift. E continuavo a vedermi, mentre un poveraccio spinzettava un buchetto nel cartoncino appesa alla zip della mia piumata coperta e io acchiappavo al volo con grossi guanti gommosi un cerchietto di plastica a imbuto infilandomelo allegramente tra le chiappe per poi venirne trascinato su su su lungo il pendio innevato. E mi osservavo ancora mentre salivo così, con attaccati ai piedi due pezzi di legno e plastica ancorati alle più grosse scarpe di plastica rigida imbottita che si possano usare su questo pianeta, su su coll’imbuto nel culo per arrivare in alto, dove poi la mia fervida mente mi vedeva già pronto a sciabordare a zig zag – ma anche dritto come un fuso a tratti, sfidando il nevischio sottile che punge qualche scorcio di pelle rimasto esposto, solo per raggiungere di nuovo una spianata dove fermarsi con eleganza per rimettermi in coda giocando a nonna papera. E mi son detto: ma che cazzo sto facendo?
Quando sono arrivato in cima alla pista ho sganciato gli sci, me li sono messi in spalla e sono sceso a piedi, ridendo. Non ho più sciato.
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